Finanza

Le banche giapponesi concorrono per la finanza islamica

Anche dal Giappone arrivano segnali positivi per la finanza Shariah-compliant. Dopo l’approvazione della nuova regolamentazione finanziaria lo scorso anno, che permette agli istituti finanziari di offrire prodotti Shariah-compliant nelle filiali estere, alcuni istituti di credito stanno pianificando le strategie per entrare in questo business.

A muovere i primi passi é la Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ (BTMU), che lo scorso anno si é aggiudicata il primato, ancora esclusivo, della prima banca Giapponese ad emettere Sukuk. Ora la banca giapponese fa un passo successivo, stabilendo una nuova filiale a Dubai, e diventando di fatto il primo istituto di credito nipponico a offrire prodotti corporate finance Shariah-compliant.

Il primo  cliente della BTMU sarà una compagnia saudita, che beneficerà di un credito di $200 milioni. La banca, inoltre, sta preparando il lancio di altri prodotti finanziari islamici come depositi, prestiti e altri servizi per il commercio internazionale.

La BTMU fa anche sapere che, a partire dalla metà di quest’anno, offrirà altri prodotti basati sull’Ijarah e sull’Istisna’, ampliando la gamma di opportunità commerciali con le quali attrarre clientela business non solo dai paesi GCC, ma anche dall’Europa, a cui intende rivolgersi già a partire da quest’anno.

Un’altra banca giapponese, Sumitomo Mitsui Banking Cooperation (SMBC), nel settore dal 2014 tramite la sua filiale malese, ha annunciato i suoi piani per promuovere prodotti Shariah-compliant a Dubai attraverso quest’ultima, già operativa con prodotti di finanza convenzionale. Mentre il Mizuho Financial Group mira a stabilire questo business nella City di Londra, dove già opera tramite una grande filiale con cui gestisce le attività  per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa.

La corsa delle banche d’affari di paesi non islamici per accaparrarsi clientela araba ed europea tramite la finanza islamica sembra quindi inarrestabile, grazie anche al supporto di governi che hanno saputo adeguare, in tempi rapidi, una legislazione interna che consenta l’esplorazione di questo crescente settore finanziario. Purtroppo in Italia siamo ancora lontani dall’intraprendere percorsi simili: né gli istituti di credito italiani  né il governo centrale sembrano interessarsi all’argomento, nonostante una giovane e crescente comunità islamica (che conta, oramai, circa 2 milioni di persone), ed una prossimità geografica col mondo arabo che avrebbe tutte le potenzialità per essere sfruttata a vantaggio degli interessi economici nazionali.

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