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Il dopo Brexit e la finanza islamica europea

Negli ultimi anni Londra si é affermata come il più importante centro europeo per la finanza islamica, ospitando 20 banche internazionali e più di 60 istituzioni che offrono prodotti e servizi Shariah-compliant. Per di più, due anni fa l’Inghilterra é stata il primo paese europeo ad emettere un sukuk sovrano.

La capitale inglese é anche la sede di diverse realtà che vantano una notevole expertise nella finanza islamica: oltre venti società londinesi di consulenza legale hanno dipartimenti specializzati in questo settore, e hanno partecipato a importanti transazioni Shariah-compliant.

L’apertura del governo inglese per la finanza islamica ha incoraggiato molti investitori musulmani abbienti a intraprendere nuovi affari nel Regno Unito. Sia dal mondo arabo che dal resto del mondo islamico, questi investitori hanno individuato nell’Inghilterra, e nella finanza islamica, la combinazione ideale per accedere al mercato dell’Europa Unita.

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Oltre a tutto questo, è da sottolineare che gran parte del patrimonio immobiliare della “City” appartiene a investitori arabi e del sud est asiatico, molti dei quali sono compliant con la finanza islamica. In caso di Brexit, quindi, gli esperti hanno forti preoccupazioni sul possibile andamento del mercato del Real Estate londinese, che sta già dando segnali preoccupanti in seguito agli esiti del referendum consultivo del 23 giugno. Inoltre, dal momento che il Regno Unito è il paese dell’Unione Europea che più di chiunque altro ha creato un ambiente legale e fiscale favorevole ad accomodare le esigenze della finanza islamica, le istituzioni finanziarie londinesi potevano godere fino ad oggi della direttiva del Passporting, ed “esportare” i loro prodotti e servizi finanziari Shariah-compliant in qualsiasi altro paese dell’Unione Europea. Cosa che si stava già concretizzando per alcune istituzioni, come Al-Rayan Bank, che stava guardando con interesse le numerose comunità islamiche presenti in Francia e in Germania. Ma ciò potrebbe non essere più possibile se nei prossimi mesi l’Inghilterra deciderà di impugnare l’art. 50 del Trattato di Lisbona che avvierà le procedure di uscita dall’Unione e se, di fatto, il Regno Unito uscisse dal mercato libero.

Per ora gli esiti del Brexit sono ancora incerti, poiché tutto dipenderà dalle negoziazioni che devono ancora essere avviate tra Londra e Bruxelles. Ma non c’é dubbio che il rischio che esso si traduca in un grosso freno all’ambizione londinese di diventare Hub europeo per la finanza islamica é forte. Diverse banche convenzionali di Canary Wharf hanno già annunciato che, nel caso in cui il Brexit diventasse effettivo, sposteranno le loro sedi in altre città europee. Lo stesso potrebbero fare le istituzioni finanziarie islamiche, che vorrebbero un accesso preferenziale al mercato europeo Shariah-compliant. Dublino, Berlino e Francoforte sono le città candidate a sostituire Londra, e potrebbero sottrarle anche il titolo di regina della finanza islamica europea.

 

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