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Crisi dei consumi? La risposta è Halal!

Il consumo halal è destinato a crescere in Europa non solo a seguito dello stanziamento di comunità di musulmani sempre più numerose, ma anche a fronte di una stagnazione dei consumi che affligge l’Eurozona e che spinge le imprese a ricercare nuovi mercati.

L’Italia ha una posizione geografica fondamentale nel Mediterraneo e può divenire l’hub di riferimento per il commercio di beni halal per tutto il Vecchio Continente. Vendere e produrre un bene halal significa essere sul mercato con un prodotto ritenuto lecito dai dettami coranici, e quindi apprezzato da tutta la popolazione musulmana che si trova nella sponda meridionale del Mediterraneo.

Quello che per un musulmano osservante è fondamentale per consumare bene, per tanti addetti ai lavori dei settori interessati e dei produttori è  invece materia sconosciuta.

L’alimento più noto tra gli alimenti halal è la carne; secondo i precetti religiosi, infatti, è vietato cibarsi di carne non macellata secondo le prescrizioni coraniche. La macellazione è un vero e proprio rito: l’animale va sgozzato e dissanguato, e la carne non va contaminata con quella non halal. Il processo prevede che l’animale non sia stordito, e che si invochi il nome di Dio prima di recidere la trachea e l’esofago dell’animale per testimoniare che l’atto è compiuto esclusivamente con il Suo permesso.

La carne rappresenta sicuramente una buona fetta dei consumi alimentari, ma non meno importanti sono gli altri prodotti del settore agroalimentare come latte, mozzarelle e formaggi.  Tali prodotti sono ritenuti leciti se nel loro processo produttivo non vengono inseriti elementi non halal (come, secondo alcune scuole giuridiche, l’utilizzo di caglio proveniente da un animale non macellato secondo il rito islamico), e la stessa regola vale per i dolci e prodotti da forno (a cui si aggiunge il divieto di utilizzare alcolici nel processo di produzione). La presenza di alcolici è bandita naturalmente anche nella produzione di cosmetici, a cui si aggiunge l’assenza necessaria di derivati di originale animale, che non siano provenienti da animali macellati con rito halal.

Gli accorgimenti per rendere i prodotti delle nostre aziende leciti al consumatore musulmano sono obbligatori per accedere ad un vastissimo mercato di sbocco costituito dai paesi dell’Africa settentrionale e del Medio e Estremo Oriente, con popolazioni che presentano tassi di crescita demografici a due cifre.

Secondo i dati a disposizione, siamo di fronte a un mercato da 150 miliardi di dollari e con un trend di crescita del 10% annuo.

L’accesso a questo mercato è vincolato dalla necessità per le aziende di dotarsi della certificazione halal dei propri prodotti, requisito doganale per l’ingresso nei mercati musulmani.

Oggi, a distanza di quasi cinque anni dall’evento Halal Italia, promosso nel nostro Paese per promuovere la creazione di un marchio di qualità halal dei prodotti delle nostre aziende, solo poco più dell’1% delle aziende possiede una certificazione halal e, nel campo della GDO, non si rilevano novità rilevanti.

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