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Dopo il Brexit: quali occasioni per l’Italia?

La Brexit ha posto le condizioni per sottrarre a Londra lo scettro di piazza finanziaria di riferimento. Londra è da tempo centro nevralgico per la finanza islamica, ha saputo attrarre i capitali mediorientali e creare le basi per la commercializzazione di prodotti Sharia compliant.

L’Italia, nonostante la posizione geografica sul Mediterraneo e i rapporti storici con molti paesi dell’ Africa musulmana, ha perso tempo nel capire come rendere compatibili i principi di finanza islamica con la disciplina italiana e altre piazze finanziarie che ne hanno decisamente approfittato.

Nel 2014 la Consob riferiva che la finanza Sharia compliant non è incompatibile con la normativa italiana grazie alla spiccata vocazione etica, ma da allora pochi esperimenti sono stati messi in atto. Si sono susseguiti  incontri, tavole rotonde, ma il Paese non è stato in grado, ad esempio,  di emettere un sukuk per finanziare le tante opere pubbliche o di confezionare un mini-bond Sharia compliant per il mondo delle piccole e medie imprese.

Il vento sembra cambiare, ne è prova l’incarico da parte della Commissione Finanze della Camera ad un gruppo di esperti col compito di armonizzare la questione fiscale, uno degli ostacoli maggiori.

L’obiettivo, dichiarato dal coordinatore del gruppo, l’avvocato e docente di diritto tributario Stefano Loconte, è quello di rendere la finanza italiana compatibile coi principi di quella islamica intervenendo, ad esempio,  sulla doppia imposizione fiscale.

Il lavoro del gruppo dovrebbe sfociare in un ddl che dovrà trovare una soluzione italiana al divieto di riba (interesse), uno dei pilastri della finanza basata sul Corano, e al fenomeno del profit and loss sharing ( la condivisione del rischio commerciale).

A sostenere una legge che renda l’Italia un paese islamic finance friendly sono anche gli studi legali con vocazione internazionale, che da anni seguono clienti mediorientali e chiedono una svolta. La proposta ad esempio è quella di emettere un sukuk sovrano conforme alla Sharia che generi flussi finanziari in relazione alla proprietà dell’attivo e, visto il momento particolare che sta attraversando il sistema bancario italiano a caccia continua di iniezioni di capitale, di porre le basi per istituire  la prima banca islamica in territorio italiano.

Le iniziative non sono volte a islamizzare il sistema finanziario italiano, ma a creare un’alternativa credibile che, con molta probabilità, potrebbe velocizzare l’integrazione sociale ed economica dei tanti musulmani giunti in Italia, e allo stesso tempo attrarre i grandi capitali di paesi musulmani incrementando non solo la finanza del Belpaese, ma anche i flussi turistici e la domanda di beni di consumo.

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