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Finanza Islamica, cresce l’interesse in Italia

Il convegno nazionale dell’UNGDCEC (Unione nazionale giovani Dottori Commercialisti e Esperti contabili), svoltosi ad Arezzo nelle giornate del 6-7-8 ottobre, è stato occasione per parlare di finanza islamica in Italia. Il tema del convegno di questo anno era “ Internazionalizzazione ed Innovazione:  le leve di successo nell’attuale scenario globale per professionisti e imprese” ed è stato scenario ideale per  discutere, ad esempio, delle soluzioni  da trovare su scala nazionale, sotto il profilo fiscale, per favorire  un’efficiente  espansione dei prodotti finanziari islamici in Italia. Uno dei paletti maggiormente all’attenzione degli operatori finanziari è il tema della doppia imposizione che, al momento, sta frenando gli investimenti nel settore immobiliare e l’avvio sperimentale di prodotti finanziari Shariah Compliant. La recente e duratura crisi del sistema bancario ha messo in luce gli aspetti che regolano la finanza islamica, alternativa e  complementare al modello  convenzionale di finanza. Oggi la finanza islamica è in decisa crescita grazie all’apporto della crescita economica dei Paesi del Medio Oriente, quali Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Iran e come conseguenza dei forti flussi migratori della popolazione musulmana verso i paesi occidentali. E’ oggi presente in 75 Paesi con un giro d’affari stimato intorno ai 3 miliardi di dollari e un tasso di crescita tra il 15 e il 20% su base annua.

Le prospettive sono incoraggianti, perché il mondo musulmano conta circa 2 miliardi di individui molto inclini a schemi finanziari aderenti al proprio credo religioso, e perché la forte componente etica potrebbe creare una domanda di servizi finanziari anche da parte di clientela occidentale attenta a questi temi. La crisi che ha colpito il sistema bancario classico ha permesso alle istituzioni finanziarie islamiche di rivedere modelli operativi e la gamma di prodotti e servizi perché il potenziale di sviluppo divenga appetibile e competitivo a livello internazionale. La finanzia islamica infatti, mira a evitare la tesaurizzazione e ad  investire la massa di denaro in attività reali, che generino profitti da condividere con gli investitori, ripartendo rischi e utili. La  finanza islamica può diffondersi con successo nel mondo occidentale perché potrebbe rientrare nella tipologia di finanza etica che sta riscuotendo successo come nicchia della finanza occidentale. La finanza etica infatti, come buona parte della finanza islamica, rifiuta gli investimenti in alcune attività economiche e crede in un’economia di mercato sostenuta da valori individuali e collettivi come la morale, la religione e la difesa dell’ambiente. Al  giorno d’oggi, perché la finanza islamica in Italia risulti un modello competitivo e valido,  serve una cabina di regia nazionale e sicuramente una qualche forma di coordinamento.

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