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Finanza Islamica Italiana: in Parlamento la proposta di legge

Nei giorni scorsi é stata depositata alla Camera la proposta di legge che regolamenterà la finanza islamica nel nostro paese. A portare il testo in Parlamento é stato il deputato Maurizio Bernardo, presidente Commissione finanze, con il supporto tecnico dello studio Loconte di Milano.

Le “Disposizioni relative al trattamento fiscale in merito alle operazioni di finanza islamica” (cosi’ s’intitola la proposta di legge) si prefiggono, come si legge nell’articolo 1 del testo, la finalità di “regolare il trattamento fiscale di operazioni finanziarie poste in essere osservando i principi della Sharia, al fine di assicurare un’imposizione equiparabile a quella delle operazioni finanziarie convenzionali”, nel pieno “rispetto della Costituzione ed in conformità ai trattati internazionali”.

La proposta di legge in esame propone la regolamentazione di tre principali grandi aree: i modi di finanziamento islamici, il mercato obbligazionario, e una sezione dedicata ai controlli.

I modi di finanziamento individuati sono la Murabaha, l’Ijarah (con anche la declinazione in Ijarah wa Iqtina) e l’Istisna’

Nel testo viene affrontato anche il trattamento fiscale da riservare alle operazioni eseguite tramite questi strumenti di finanza islamica. Infatti, per quanto riguarda l’imposta sui redditi delle società, si legge nel testo che “il margine corrisposto dal cliente alla banca nell’ambito delle suddette operazioni costituisce reddito di capitale. Questo potrà essere dedotto ai sensi dell’art.96 TUIR, commi 1 e 2”. Per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto (IVA), il margine corrisposto dal cliente alla banca rientra nelle “Operazioni esenti dall’imposta” (previsioni di cui all’art.10, comma 1, numero 1, d.p.r. 633/72). Ai fini fiscali, il prezzo di acquisto e di vendita del bene devono essere considerati al netto del margine e della commissione applicata dalla banca.

Per quanto riguarda i Sukuk, invece, la proposta di legge fa emergere la complessità dell’allineare questi strumenti alle obbligazioni convenzionali, rendendo necessario il fatto che i sukuk vengano considerati “valori mobiliari” assimilabili alle obbligazioni. In tal caso, il trattamento fiscale prevede che le prestazioni fornite dall’originatore, in qualità di “servicing agent”, siano soggette a IVA. La società veicolo (SPV) dovrà essere considerata una società di capitali le cui prestazioni “rientrano nelle previsioni di cui all’art.10, comma 1, numero 1, d.p.r. 633/72 «Operazioni esenti dall’imposta»”. Infine, la remunerazione percepita dagli investitori del sukuk dovrà essere qualificata come rendimento finanziario.

Il testo di legge affronta anche l’aspetto di controllo, e sottolinea che le operazioni di finanza islamica sul territorio nazionale dovranno essere monitorate costantemente ai fini dell’antiriciclaggio, come già avviene per tutte le attività finanziarie, in modo da prevenire il loro utilizzo “a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo”.

La proposta é molto simile al modello che la Francia ha iniziato ad attuare già 9 anni fa a partire dalla regolamentazione dei Sukuk, eliminando le disparità di trattamento fiscale per i Sukuk Murabaha, Ijarah e Istisna’, ed introducendo, nel 2011, un sistema di depositi Shariah-compliant.

Non sappiamo quanto tempo passerà prima che questa proposta di legge venga approvata, né come essa verrà accolta dai nostri politici. Quello che sappiamo é che aprirà le porte a nuovi capitali esteri, i quali aiuteranno il finanziamento di progetti infrastrutturali e di business, e sbloccherà una grossa fetta del risparmio privato di tante famiglie italiane di fede musulmana.

 

 

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