Blog

Qual é il segreto della crescita delle economie Africane?

Dopo decenni di crescite basse, le economie africane stanno emergendo a ritmi interessanti, se si pensa ai trend in atto in paesi come la Nigeria, lo Zambia e l’Angola.

L’aumento dei prezzi delle materie prime, lo sviluppo dell’attività commerciale, e la crescita degli investimenti esteri diretti sono gli elementi chiave che permettono al continente africano di crescere e risultare attrattivo.

La mancanza quasi totale, fino a qualche decennio scorso, di infrastrutture tecnologiche permette oggi una rapida espansione dei servizi finanziari. Alcuni paesi hanno installato reti per la lettura di carte con microchip che supportano lo standard EMV, con la possibilità reale che le banche espandano le proprie attività basate su carte elettroniche, sia di debito che prepagate. Si sono sviluppati, ad esempio, sportelli bancari automatizzati che utilizzano l’autenticazione biometrica tramite la scansione delle impronte digitali. Tali sportelli consentono a chi non sa leggere e scrivere di accedere ai propri fondi, e molte banche stanno sperimentando servizi di credito per supportare le vendite dei negozi retail.

I livelli di reddito crescono, e molti africani potrebbero a breve avere bisogno di consulenza finanziaria. La portabilità è ancora un concetto inesplorato, e il vantaggio di prima mossa risulta fondamentale in un paese in corsa.

Proprio per tale motivo gli ultimi anni sono stati vivaci dal punto di vista delle fusioni e acquisizioni. Barclays, ad esempio, ha acquisito una quota in Absa in Sudafrica, e ha acquistato la Banque du Caire in Egitto e quote della Nile Bank in Uganda. Molte banche sono in trattativa con gli operatori di telecomunicazioni per offrire servizi finanziari in mobilità, come Equity Bank e Safaricom in Kenya, e Standard Bank e Mtn in Sudafrica.

L’Africa ospita mercati consolidati come il Sudafrica e le Mauritius, con mercati azionari e obbligazionari grandi, e un’alta percentuale di realtà bancarie e di numero di conti correnti accesi. Ma anche mercati in crescita in attesa di riforme finanziarie determinanti, come la Nigeria e il Botswana, mercati emergenti che necessitano di infrastrutture e della creazione del mercato di scambio, come Namibia, Senegal e Ghana, e infine paesi con potenziale inespresso, come l’Angola e il Mozambico, che presto diventeranno protagonisti, se avverrà una forte spinta istituzionale. Al momento, comunque, i dati a disposizione e le infrastrutture presenti indicano che i paesi maggiormente attrattivi sono sicuramente il Sudafrica e la Nigeria. 

Il potenziale del continente è sotto gli occhi di tutti: un numero crescente di investimenti nell’area sub-sahariana, le quote di realtà europee come Barclays e Credit Suisse in banche di Angola e Zambia, l’interesse di gruppi finanziari mondiali come l’Industrial and Commercial Bank of China (che ha acquisito il 20%  della sudafricana Standard Bank, con cui ha siglato una joint venture per i servizi di corporate banking), e della Bank of China (che ha creato una partnership con la Ecobank del Togo per agevolare gli scambi tra Africa e Asia), e ancora le banche brasiliane, che intendono entrare nei paesi di lingua portoghese come Angola, Mozambico e Capo Verde, e quelle indiane, che vogliono essere presenti nell’Africa orientale.

L’Africa non è solo la culla della civiltà, ma rappresenta sempre di più la scommessa per il futuro dell’economia mondiale. Un ruolo non marginale può essere rappresentato dallo sviluppo della finanza islamica, che nacque proprio nel Continente Nero, e precisamente in Egitto nel 1963, con la creazione della Mit Ghamr Saving Bank, la prima banca islamica.

La fotogrMali_ricefarmersafia di pochi anni fa era quella di un continente con attivi finanziari legati alla finanza islamica di poco conto: il 5% in Egitto, poco più del 2% in Tunisia e poco più dell’1% in Algeria. Il ritardo rispetto ai paesi del Medio Oriente e dell’Asia meridionale è  sicuramente da ricondurre all’assenza di normative sui prodotti bancari islamici, e alla difficoltà di concorrere con le banche europee (per lo più francesi), molto presenti soprattutto nell’area sud-sahariana. E’ difficile competere con istituti finanziari convenzionali, vista l’assenza di remunerazione dei depositi che caratterizza l’islamic banking e che, pertanto, ha costituito un forte svantaggio competitivo.

Secondo dati del 2013, meno del 20% degli adulti in Nord Africa era titolare di un deposito formale di credito, e ciò fa capire quali potenzialità inespresse abbia oggi quella parte del continente africano che punta ad aprirsi alla finanza islamica. In Marocco, tuttavia è stata da poco approvata la proposta di legge per la creazione di banche islamiche, con un testo di legge copre i principi finanziari Shariah-compliant, e che vedrà nel ruolo di supervisore la banca centrale marocchina, Bank Al-Maghrib. Questa decisione rende evidente l’intenzione del Marocco di ritagliarsi un ruolo importante all’interno dell’Africa francofona.

La forte concorrenza delle banche convenzionali e le primavere arabe hanno però, per il momento, spostato l’attenzione sul restante territorio africano. Ad esempio, la banca centrale della Nigeria ha recentemente pubblicato le linee guida per la creazione dell’organo consultivo che supervisionerà la finanza islamica nel paese. Con 80 milioni di fedeli, la Nigeria vanta la popolazione musulmana più numerosa dell’Africa, e si è dotata adesso di un modello centrale di supervisione (Financial Regulation Advisory Council of Experts) che avrà il compito di verificare che i prodotti venduti e distribuiti dalle realtà  finanziarie del paese siano conformi ai principi della Sharia.

L’organo consultivo nigeriano sarà composto da 5 membri, tra cui un funzionario della banca centrale, e si fonderà  sui principi di Shariah governance emessi dall’Islamic Financial Services Board, con base in Malaysia.

I membri dovranno, naturalmente, essere esperti di giurisprudenza islamica, e non potranno lavorare per altre istituzioni finanziarie.

Un altro paese interessante è sicuramente il Senegal, seconda economia dell’Africa occidentale, e naturalmente il Kenya, dove le due maggiori banche del paese, la First Community Bank Limited e la Gulf African Bank Limited, offrono già prodotti Shariah compliant. Il Kenya ha una posizione geografica favorevole, ed già base di molti investitori mediorientali e asiatici. Basti pensare che tra gli azionisti della Gulf African Bank Limited figurano Istithmar World, fondo d’investimento controllato dal governo di Dubai, la bahreniana Bank Muscat International, e lo sceicco saudita Sheikh Abdullah Mohammed al Romaizan. Il paese ha l’ambizione di diventare hub finanziario per la finanza islamica nel Continente, come presentato all’interno degli obiettivi definiti nel piano Vision 2030.

Luigi Santovito

Click to comment

You must be logged in to post a comment Login

Leave a Reply

To Top