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Il mondo arabo: nuovi mercati da esplorare

Quando parliamo di mondo arabo, intendiamo tutti quei paesi che sono accomunati dall’utilizzo della lingua araba, e che istituzionalmente fanno riferimenti alla Lega degli Stati Arabi. Sarebbe però un errore considerare mondo arabo e mondo musulmano come due sinonimi, dal momento che il primo vede una significativa presenza di minoranze cristiane o di altre religioni al suo interno, mentre per quanto riguarda il secondo, la maggior parte della popolazione musulmana mondiale è in realtà concentrata al di fuori del mondo arabo (soprattutto nel subcontinente indiano e nel sud-est asiatico).

La Lega Araba è un’organizzazione internazionale costituita nel 1945, e formata da 22 stati membri. Questi paesi, con differenze importanti tra loro, costituiscono un bacino demografico di circa 400 milioni di individui.

Il territorio è ricco di risorse naturali, in primis le imponenti riserve di petrolio e gas naturale del sottosuolo, che hanno permesso negli anni una crescita economica importante e bilance commerciali positive.  Si tratta inoltre di territori molto fertili, con una superficie di 14 milioni di kilometri quadrati, che permette un utilizzo intensivo per l’agricoltura e, da qualche anno a questa parte, investimenti in installazioni di fonti rinnovabili d’energia, come parchi eolici e distese di pannelli solari.

L’instabilità politica di alcuni paesi arabi compromette però l’industria del turismo, che ha permesso a molti paesi di attrarre stranieri da tutto il mondo. Il turismo è una fonte primaria di PIL per stati come l’Egitto, gli EAU, il Libano, la Tunisia, il Marocco e la Giordania, che è tra le culle delle prime civiltà.

Il mondo arabo, geograficamente molto vicino all’Italia, rappresenta per il nostro paese un grosso mercato potenziale. Infatti, il mercato dei paesi attorno al Golfo sarà, secondo le previsioni di SACE (gruppo assicurativo-finanziario attivo nell’export credit), l’area più frizzante per l’export italiano nei prossimi tre anni, con un tasso medio di crescita stimato intorno al 10%.

Nel corso degli anni il mondo arabo, forte della liquidità derivante dal petrolio, è diventato un forte importatore di beni e tecnologie atte a sostenere l’industria e le infrastrutture civili e tecnologiche. L’Italia, da sempre riconosciuta per la qualità delle proprie produzioni, ha giocato un ruolo chiave nella vendita di macchinari e nella fornitura di know-how. Adesso, complice il trend demografico favorevole e la capacità d’acquisto crescente dei popoli al di là del Mediterraneo, anche la nostra eccellenza artigiana può inserirsi tra i beni oggetto d’importazione, nella fattispecie cosmesi, oreficeria, abbigliamento, arredo  e  settore agroalimentare. Per fare un esempio, il mercato degli EAU è, dopo quello saudita, quello che ha registrato le vendite più alte, toccando i 332 milioni di dollari nel 2014 sia per i cosmetici di alta qualità che per la cosmesi di massa, soprattutto per i prodotti di make-up.

Altro mercato in forte espansione è quello orafo, ormai trainato a livello mondiale da Cina e Medio Oriente. L’elevato PIL pro-capite dei cittadini degli Emirati Arabi Uniti sostiene la domanda di gioielli e diamanti. La parte del leone è svolta da Dubai, che ne rappresenta il principale mercato di sbocco, anche se le rotte mercantili stanno favorendo la crescita sostenuta di Abu Dhabi e Sharjah.

Altro mercato molto interessante per l’export del made in Italy riguarda la filiera agroalimentare. Nel settore riso, pasta e farina confezionati, la leadership di importazioni premium-price spetta all’Iran (vicino ai 2 miliardi di euro all’anno), seguito da Arabia Saudita e Kuwait.

Non è un caso, inoltre, che l’arabo è stata la lingua più parlata alla seconda giornata del Salone del Mobile a Milano, nell’area dedicata alle delegazioni estere. Nell’area MENA, costituita dai mercati del Medio Oriente e Nord Africa, e quindi da paesi come Egitto, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi, Libano e Turchia, l’export italiano nel 2014 ha toccato la quota di 1 milione di euro, con performance di crescita a due cifre. Questi paesi sono tra i top clients nel mondo per la manifattura italiana, e l’Italia è dietro solo ai cinesi nell’ambito delle forniture.

Ma se nel retail di lusso il Belpaese vanta una posizione di prestigio, non è cosi nelle forniture per uffici, spazi commerciali e hotel, dove paghiamo carenze in termini di pricing, economie di scala e capacità produttiva. Nei paesi del Medio Oriente il segmento commerciale e direzionale assorbe il 70% degli ordini, mentre il restante 30% viene assorbito dal residenziale, che non conosce crisi. Il prodotto delle aziende italiane viene ancora riconosciuto come il migliore in assoluto per stile, qualità e design, ma viene penalizzato dai tempi di produzione e consegna troppo lunghi rispetto ai competitors Usa e Cina, che si spartiscono il comparto del grande contract. Inoltre, la mancanza di siti produttivi e di assemblaggio nei mercati medio-orientali penalizza il boom del prodotto italiano, che alla fine risulta più costoso in quanto gravato da dogana, trasporto e iva.

Se l’arredo classico tiene, il comparto dell’illuminazione fa fatica a primeggiare, ed è quasi assente l’offerta italiana di Led (tecnologia che oggi va per la maggiore), mentre l’offerta cinese prevale senza ombra di dubbio.

La partita è quanto mai aperta, e nel 2020, dopo Milano, l’Expo sarà di scena a Dubai, paese che ospiterà anche i Mondiali di calcio del 2022, e che continua a investire in nuove strutture commerciali.

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