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Il Private Banking nella finanza islamica

L’esclusione finanziaria rappresenta l’insieme di difficoltà e barriere che determinate fasce di individui incontrano nell’accesso/utilizzo di servizi e prodotti dal settore finanziario. Non si fa riferimento solo all’esclusione bancaria (che riguarda i soggetti non bancarizzati o parzialmente bancarizzati), ma anche all’esclusione dagli strumenti di risparmio, la mancanza di accesso al credito, o il limitato utilizzo dei servizi assicurativi.

La consulenza finanziaria ha per oggetto la pianificazione e il monitoraggio degli obiettivi e delle risorse finanziarie di ogni possibile soggetto economico che, non essendo in possesso di adeguate competenze e professionalità, si rivolge a un professionista del settore.

L’attività di consulenza entra nel merito delle singole questioni economiche e finanziarie, valutando le possibili scelte di investimento e finanziamento, e il relativo effetto sull’equilibrio finanziario del soggetto.

Il fenomeno della finanza islamica ha fatto emergere un nuovo cliente, esigente come gli altri, ma guidato da logiche diverse da quelle comuni, nelle quali il credo religioso assume un ruolo chiave.

Per certi versi la popolazioni musulmane rappresentano, in comune con le previsioni di incremento di Asia e America Latina, il bacino dei “nuovi ricchi”. Asia e America Latina guidano la classifica degli HNWI (“high net worth individual”, acronimo comunemente usato, nel mondo del private banking, per indicare le persone che possiedono un alto patrimonio netto), con un patrimonio di oltre diecimila miliardi. Nella fattispecie, la ricchezza degli asiatici dovrebbe passare dai 3 ai 7.2 migliaia di miliardi, mentre quella dei latino-americani dai 2 ai 3.7.

Stabile, ma altrettanto significativa, appare la dimensione del potenziale dell’area mediorientale, su cui però bisogna fare alcune considerazioni. In Medio Oriente la ricchezza totale di HNWI (individui con patrimonio di almeno 1 milione di dollari) e UHNWI (individui con patrimonio di almeno 30 milioni di dollari) era di 1,4 bilioni di dollari, secondo dati disponibili qualche anno fa, con la previsione di toccare i 3 nel 2016.

I “nuovi ricchi” sono per lo più rappresentati da una popolazione giovane anagraficamente, in quanto si tratta di una ricchezza formatasi da due generazioni al massimo. Inoltre, i detentori di queste fortune hanno studiato in Usa ed Europa, e possono vantare un livello culturale alto, soprattutto in ambito finanziario.

La crescita ancora limitata dei paesi d’origine li spinge a cercare un buon grado di diversificazione a livello internazionale ma, da qualche anno, si sta manifestando in maniera sempre più palese la volontà di investire nelle proprie regioni di competenza, per favorirne lo sviluppo. In tale ambito è da considerare la clientela mediorientale, che privilegia investimenti nelle aeree vicino continente asiatico accomunate dal comune credo religioso islamico.

I private banker, pertanto, si trovano a gestire sempre meno richieste di investimenti offshore, a vantaggio di investimenti nel paese d’origine o confinante del cliente. Con la clientela musulmana vanno perciò considerati nuovi criteri, di natura qualitativa, per tracciare un nuovo profilo di investitore tipo.

Le variabili da tenere in considerazione sono di tipo geografico (per il riferimento alle aree territoriali), di tipo demografico (con riferimento all’età, al sesso e all’attività professionale), e di tipo comportamentale (con riferimento agli stili di vita, all’atteggiamento verso il rischio, e al concetto di indebitamento), che diventano fondamentali per il cliente musulmano.

Il profilo del cliente musulmano che possiamo tracciare, pertanto, è quello di una persona giovane, colta, tecnologica, ricca, e che viaggia tantissimo. L’Italia rimane uno dei paesi ambiti dai giovani musulmani, ma è evidente l’assenza di servizi loro dedicati in chiave halal, che invece vede Londra prevalere ancora una volta sulle piazze di Milano e Roma.

L’Italia è sicuramente diventata, negli ultimi anni, oggetto di interesse per gli investimenti nel settore immobiliare e per le partecipazioni nei grandi marchi della moda, ma appare ancora fuori dall’offerta di prodotti e strumenti Sharia compliant.

La finanza islamica è il settore più dinamico della finanza globale: attiva in 70 paesi, con beni per oltre 500 miliardi di dollari, e 1 miliardo di clienti pronti a debuttare nel mondo finanziario. Economia e finanza islamica nascono dalla joint venture tra ricchi musulmani e studiosi della Sharia, un fenomeno unico nell’economia moderna.

Gli attentanti alle Torri Gemelle dell’11 settembre hanno convinto gli investitori musulmani a islamizzare il proprio portafoglio, spostando le somme parcheggiate nelle tradizionali istituzioni occidentali. I severi controlli in Usa, a seguito dell’entrata in vigore del Patriot Act, la restrizione dei visti, e l’allarme per il possibile congelamento dei beni degli investitori musulmani ha portato questi ultimi a guardare altrove, scegliendo la via della Sharia.

Al momento, in Europa si prospetta un potenziale interessante e, dal punto di vista occupazionale, un’elevata richiesta all’orizzonte di figure professionali esperte in finanza islamica (promotori finanziari in primis).

Luigi Santovito

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