Interviste

Daud Vicary CEO di INCEIF


Intervista esclusiva con Daud Vicary Abdullah per La Finanza Islamica Magazine.

Daud Vicary Abdullah ha lavorato come consulente in finanza islamica da oltre 41 anni, con importanti esperienze in Asia, Europa, America Latina e Medio Oriente. A partire dal 2002 si è specializzato esclusivamente nella finanza islamica. Prima di assumere il ruolo di CEO a INCEIF (l’International Centre for Education in Islamic Finance), ha ricoperto il ruolo di Global Islamic Finance Leader in Deloitte. La sua carriera bancaria è iniziata con Lloyds Bank, seguita da Chemical Bank e Midland Bank. Successivamente ha lavorato per Deloitte come partner e direttore, dove è stato incaricato di istituire il Global Centre of Excellence for Islamic Finance, con sede in Malesia. Daud Vicary ha lavorato anche per la Hong Leong Islamic Bank come managing director, e in seguito per Asian Finance Bank. Daud Vicary è, inoltre, membro attivo di diversi organismi internazionali di finanzia, tra i quali citiamo l’International Academy of Financial Management, il Global Group in Islamic Finance & Investment (Global IFIG), l’Islamic Finance Committee al Malaysia Institute of Accountants (MIA), ed è membro del UK Global Group in Islamic Finance & Investment (IFIG). E’ coautore del libro “Islamic Finance: Why It Makes Sense” pubblicato da Marchall Cavendish.

Mister Vicary, che ruolo sta svolgendo INCEIF nel contribuire alla comprensione e allo sviluppo della finanza islamica nel mondo?

Vista la rapida e continua crescita del settore della finanza islamica, un bisogno emergente e critico è quello della conoscenza. I nostri utenti – gli studenti, gli ex alunni, l’industria e gli accademici- sono sempre più esigenti in termini di requisiti di conoscenza individuale e guardano ai nostri servizi (peraltro in costante miglioramento) come a un elemento chiave di differenziazione.

INCEIF continua il suo impegno a giocare un ruolo fondamentale nel produrre talenti con una solida base nel campo della finanza e in ambiti correlati, che li rendono abbastanza flessibili per il settore, e allo stesso tempo efficaci in un buon numero di aree funzionali della finanza.

Noi miriamo a formare dei professionisti che abbiano una visione globale, che siano ben integrati nella moderna finanza d’impresa e nei principi della Shariah, e che siano pronti a competere in questa era guidata dalla tecnologia della finanza globale. I nostri laureati sono molto più che banchieri islamici, assicuratori e pianificatori finanziari. Sono innovatori di servizi finanziari islamici, dotati di una preparazione tecnica nel settore, nonché di valori etici.

Può citare alcuni dei più importanti accordi che ha INCEIF?

Stabilire rapporti con gli operatori del settore e con istituzioni internazionali di fama mondiale è parte integrante della strategia di INCEIF, poiché ci proponiamo di ottenere un riconoscimento a livello mondiale in tutte le discipline che affrontiamo. Questo per quanto riguarda il contenuto del programma, la qualità dell’insegnamento, i servizi di consulenza e la ricerca.

I nostri partner attuali includono la Banca Mondiale e la Banca Islamica di Sviluppo (IDB), coi quali collaboriamo a progetti e lavori di ricerca che illustrano le potenzialità della finanza islamica nello sradicamento della povertà, o che forniscono programmi esecutivi sviluppati in proprio per i molti aspetti della finanza islamica. Abbiamo sempre lavorato con le autorità di regolamentazione in Turchia e in Africa per offrire brevi corsi in finanza islamica al personale degli organismi di regolamentazione e delle istituzioni finanziarie di questi paesi.

Abbiamo inoltre una partnership per offrire formazione e educazione in finanza islamica con l’Università di Reading nel Regno Unito, e con l’Università del Lussemburgo. Il campus di INCEIF riceve regolarmente professionisti in visita da tutto il mondo – banchieri centrali, accademici e operatori del settore – desiderosi di conoscere il nostro lavoro.

Un’altra collaborazione importante è il BNP Paribas-INCEIF Centre for Islamic Wealth Management, il quale è destinato a continuare la sua missione di portare il settore islamico di gestione patrimoniale alla pari con gli altri già ben sviluppati aspetti della finanza islamica.

Quanti studenti e professionisti si laureano con INCEIF ogni anno?

I nostri primi studenti si sono laureati nel 2009, e vi sono attualmente oltre 700 laureati INCEIF provenienti da tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Giappone ai paesi del Golfo. Alcuni di loro svolgono un lavoro pionieristico nel campo della finanza islamica nel loro paese, altri diventano ricercatori professionisti nei mercati di finanza islamica.

E’ un numero sufficiente per soddisfare la domanda di professionisti di cui il settore necessita?

Il settore dei servizi rivolti alla finanza islamica sta vivendo uno dei suoi momenti più emozionanti dalla sua rinascita negli ultimi tre decenni. Questo settore, certamente in aumento, non sarebbe in grado di sostenere la sua crescita senza il supporto nello sviluppo di talenti, che siano innovatori e non solo imitatori di tradizionali prodotti trasformati in prodotti Shariah-compliant. Lo sviluppo di talenti dovrebbe andare di pari passo con lo sviluppo del settore.

Quali sono le tendenze attuali nella finanza islamica, e come vede il futuro?

Vista la capacità di recupero e la crescita della finanza islamica, è necessario identificare la proposta di valore di questo settore, che offre chiaramente un vantaggio per l’industria finanziaria tradizionale.

Per sviluppare il talento necessario, bisogna avere una serie di standard educativi accettati e riconosciuti a livello internazionale, che sono le norme che incidono sul contenuto accademico fornito da varie istituzioni. Questo a sua volta potrebbe avere un impatto sulla qualità dell’istruzione, e impartire diverse competenze di settore necessarie per gli studenti a sviluppare una carriera in questo ambito.

Allo stesso tempo, dobbiamo fare di più per avere liquidità di mercato: chiunque abbia mai gestito un business saprà che la liquidità è la linfa vitale di tale attività. Lo stesso vale per un istituto finanziario, ed è altrettanto importante nel mondo della finanza islamica. Ecco perché la disponibilità di liquidità in un mercato è di vitale importanza, e lo è anche la capacità di trasferire liquidità in eccesso ad altri mercati, per garantire che questo surplus venga utilizzato in maniera efficace. Tornando al nostro discorso sulla finanza islamica, alla domanda su cosa sia l’Islamic Finance di solito rispondo affermando che si tratta de “la distribuzione efficace ed economica del capitale, a vantaggio dell’economia reale e della comunità”.

La parola chiave è “distribuzione”. Se non si è in grado di spostare le eccedenze oltre confine, o accedervi quando si è in deficit, allora c’è un problema. Questo è stato un problema per la finanza islamica, ed è stato a tutti gli effetti un ostacolo alla sua crescita.

Pensate che la finanza islamica, a questo punto della sua storia, stia perseguendo le Maqàsid al-Shariah nella realizzazione di obiettivi di giustizia sociale, o è solo un insieme di strumenti tecnicamente leciti per accentuare il divario tra ricchi e poveri?

Il recente interesse per il settore delle Maqàsid al Shariah nel discorso contemporaneo, e il suo contributo al cambiamento sociale come un catalizzatore per lo sviluppo umano nel mondo musulmano, sta sicuramente prendendo slancio. Se il concetto venisse ben compreso dai politici e dai professionisti, si potrebbe contribuire a politiche migliori e, successivamente, ad esecuzioni efficaci.

Il quadro delle Maqàsid offre idee uniche per il benessere umano e lo stesso si può dire del concetto di felicità umana, che può essere ulteriormente sviluppato dagli studiosi musulmani. L’approccio delle Maqàsid fornisce un collegamento forte e coerente tra virtù, etica umana, e l’ambiente in cui si possono sviluppare le virtù. Se aggiungiamo a questo quadro le migliori pratiche di governance sviluppate altrove, e se impariamo dall’esperienza della Shariah governance di Bank Negara Malaysia (La Banca centrale Malese) o della Securities Commission Malesia, applicandole ad altre aree di sviluppo umano, vedremo un futuro promettente per quanto riguarda l’elaborazione delle politiche e dei programmi di sviluppo socio-economico per i musulmani in generale.

La crisi finanziaria globale iniziata nel 2007 è stata probabilmente la peggiore crisi dalla depressione economica del 1929. Essa ha avuto un effetto devastante sulle imprese della maggior parte delle aree del mondo, provocando una recessione globale i cui effetti persistono ancora oggi in molti paesi, tra cui l’Italia. Secondo lei, come può la finanza islamica svolgere un ruolo chiave nella ripresa del paese, e quali le opportunità mancate dall’Italia per essere ancora fuori dal settore finanziario islamico?

Accademici, professionisti e politici hanno discusso e suggerito le ragioni o le situazioni che hanno portato alla crisi, tra i quali ricordiamo le regolamentazioni imprudenti, un’eccessiva assunzione di rischi ma anche la semplice avidità umana.

Il sistema bancario convenzionale è un sistema di riserva frazionaria bancaria che si basa prevalentemente sul finanziamento del debito e, per la sua struttura, crea denaro e incoraggia la leva finanziaria. Il rischio incorporato di tale sistema è che il denaro e la creazione di debito, e anche la leva finanziaria potrebbero essere eccessivi. I rischi sistemici che sono inerenti al sistema stesso, come ad esempio i collegamenti e le interdipendenze tra istituzioni, così come l’importanza che hanno alcune istituzioni “troppo grandi per fallire”, creano instabilità finanziaria e mettono a repentaglio l’intera economia finanziaria e reale.

La finanza islamica sostiene la condivisione dei rischi e quindi i finanziamenti di capitale. In quanto tale, la finanza islamica promuoverà l’accesso finanziario, aumenterà la razione di investimenti per il finanziamento del consumo, promuoverà la crescita economica, fornirà più posti di lavoro, ridurrà gli sprechi del governo, e tutelerà meglio gli interessi delle generazioni future.

Inoltre, grazie all’attenzione che sta avendo la questione della condivisione del rischio, ci aspettiamo che, nel corso del tempo, verrà promossa la condivisione dei rischi e ridotto il loro costo di gestione.

Vista la particolare considerazione data dagli insegnamenti islamici sulla giustizia sociale, economica e sull’eliminazione della povertà, é naturale aspettarsi che gli strumenti islamici mirati ad affrontare le disuguaglianze giocheranno un ruolo importante, se verranno sviluppate le strutture istituzionali necessarie.

Non esistono cose come “opportunità mancate”, piuttosto esiste un mancato desiderio o una mancata volontà di cogliere queste opportunità. Secondo alcune notizie di stampa, c’è già un grande interesse da parte di fondi islamici e investitori istituzionali islamici di investire in Italia, soprattutto in questo periodo in cui molte aziende Italiane sono in vendita. Nel 2012, per esempio, il famoso marchio di moda italiano Valentino fu acquistato dalla famiglia reale del Qatar.

Affinché la finanza islamica possa decollare, le norme fiscali sarebbero una delle principali preoccupazioni. Molte delle operazioni di finanza islamica asset-based sono vulnerabili alla doppia tassazione in un regime contabile convenzionale. Affrontare questo genere di ostacoli, ad esempio, potrebbe attirare banche islamiche nel mercato italiano.

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