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Irrompe la moda a Beirut

Una mattina di luglio dovetti alzarmi molto presto per andare a compiere il mio dovere e liberare le mie doti narrative. Credo ancora di ricordare com’ero vestita: una canotta nera dal collo alto, jeans svasati in fondo e un paio di sneakers nere. Già a quell’età avevo maturato l’idea che il nero sarebbe stato un motivo ricorrente nella mia vita, magari non abbinato alla spensieratezza dei jeans, ma sicuramente un pattern da non archiviare. Si trattava di una prima prova d’esame, nella propria lingua madre, in cui bisognava dare sfoggio delle proprie abilità saggistiche con un tocco di interesse e opinione per i fatti di natura contemporanea. Quel giorno l’unico argomento che ritenni di facile argomentazione fu quello della felicità. Fu un vero flop. Il peggior racconto che io potessi mai produrre. Me la legai al dito, come si suol dire. Incolpai quella che era allora la mia docente per avere una visione ridotta di senso di felicità e la mia mente da adolescente per essersi assopita proprio in un momento di grande visibilità. Solo dopo molto tempo, quando effettivamente raggiunsi una certa dose di maturità, capii che all’epoca non avevo assolutamente idea di cosa rappresentasse per me la parola felicità nella sua carrellata di declinazioni.

Questa mattina a Beirut ho un incontro con una fotografa che per passione colleziona scatti di camere dove soggiorna: in breve lei si alza dal letto e scatta una foto del luogo dove ha appena dormito. Io personalmente non potrei mai farlo, se dovessi ogni volta riguardare il posto dove ho dormito la sera prima mi verrebbero in mente l’odore delle coperte, la consistenza del materasso, l’odore dell’acqua dopo una doccia bollente, poi a tutto assocerei un colore e una forma. In breve, sarebbe un viaggio solo andata di associazioni mentali. Oggi con un pò di total black nella mente decido di non lasciarmi influenzare dai leggiadri colori mediterranei, ma di farmi contagiare da capi più in linea con l’altra parte della mia anima. Così arrivo a Hussein Bazaza, emergente designer nella scena della moda del Medio Oriente e alla sua linea 448. Sicuramente a portarmi da lui è stata la numerologia, l’inserimento alla base del numero di infinito come titolo della sua collezione e tutto il significato che gira attorno. Gli abiti che scorro sono pervasi dai toni dell’azzurro e del bianco, con un motivo floreale nel par terre, ma quello che cattura la mia attenzione è un abito dal grigio tortora chiaro, accollato, con una semplice fascetta che gira attorno al punto vita. Un abito molto semplice, quasi rispettoso della città che devo attraversare questa mattina. Una longuette impreziosita da ricami e trasparenze evoca nella mia mente l’ispirazione dell’artista per questa collezione: ciò che è nascosto sotto il ghiaccio. Ecco non è un vero e proprio grigio tortora questo abito, ma un color ghiaccio sporcato dai calchi dei passanti. Immagine inusuale per un paesaggio caldo come Beirut. La seta dei polsini mi incita a giocherellare con questi, cercando di dar loro una giusta posizione lungo il mio avambraccio, come del resto la seta che a cascata irrompe dal colletto fino al mio ginocchio e che mi provoca una continua carezza del tessuto intrappolato tra il mio dito indice e il pollice. Mentre mi dirigo al mio appuntamento penso che questo outfit non irrompa con irruenza in un paesaggio dalle linee tenui e colorate, in una sorta di amabile convivenza, come la moschea che spalleggia la chiesa cristiana che vedo dal mio finestrino.

Ripenso alla collezione 448 del giovane Hussein, ispirata dal ghiaccio e il senso della numerologia dell’infinito e inizio a riflettere sulle potenzialità infinite intrappolate spesso sotto un ghiacciaio di false interpretazioni di noi stessi. Ripenso alla potenzialità che avrei potuto avere quella mattina di luglio nel sviluppare un argomento che in fondo non mi era poi così sconosciuto, forse intrappolato, alla potenzialità che alla fine mi era stata data: rompere quel ghiacciaio e cercare la mia felicità attraverso un itinerario complesso.

Ispirazione outfit: Hussein Bazaza- 448 Resort Collection

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