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La certificazione Halal

La certificazione è uno dei requisiti fondamentali per potersi avvicinare al mercato dei beni halal, ovvero ammessi e ritenuti leciti dai consumatori di fede islamica.

La certificazione halal è  un’attestazione volontaria di liceità secondo le prescrizioni alimentari islamiche, derivanti dal libro Sacro del Corano e dalla Sunna (tradizione profetica). Essa integra l’HACCP aziendale e tutti gli altri sistemi di gestione della sicurezza alimentare, rivolgendosi in primis ai generi alimentari e zootecnici, ma anche ai cosmetici, ai nutraceutici, ai farmaci, e a tutti quei processi che possono risultare contaminabili dall’uso o meno di sostanze ritenute haram (vietate).

La certificazione halal, dapprima obbligatoria solo per l’export di carne e derivati in tutti i paesi OIC, oggi, in virtù di nuovi standard nazionali e internazionali, è applicabile a quasi tutte le categorie merceologiche oggetto di scambi commerciali con i 57 paesi a prevalenza musulmana, e per entrare in contatto  con quello che al momento è un mercato di nicchia, rappresentato dalle comunità islamiche stanziatesi in paesi non a maggioranza islamica.

Ad oggi la certificazione halal risulta requisito indispensabile per il superamento delle dogane, per la commercializzazione nei paesi di fede islamica, e perché i beni possano essere oggetto d’importazione per i consumi interni dei paesi a maggioranza musulmana.

Negli anni sono nati decine di centri di certificazione, con regole e procedure diverse tra loro. Una certificazione non conforme può portare al rifiuto delle merci in dogana, a sanzioni, fino alla pubblicazione sui media, con un conseguente danno d’immagine e di reputazione.

Questo tipo di certificazione è un valore aggiunto e un passpartout per l’accesso ad un mercato che cresce del 10% annuo e che, per la serietà dei controlli, può  interessare anche i consumatori non islamici.

L’ interesse negli ultimi tempi delle grandi catene di distribuzione organizzata pone l’accento sull’interesse per quello che non è più un mercato di nicchia.

La certificazione halal nasce però dalla certificazione di tutta la catena del valore coinvolta nella produzione. Vanno monitorate la qualità, le fasi di approvvigionamento, i processi di trasformazione, fino alla logistica. Perché si possa parlare di una certificazione halal totale è necessario considerare anche i metodi di approvvigionamento dei mezzi finanziari e la responsabilità sociale.

Questa certificazione non si ferma ai prodotti, ma coinvolge anche i servizi commerciali e i canali di vendita come GDO, punti vendita e esercizi di somministrazione. Per tale motivo ha un ruolo chiave nelle filiere agroalimentari, e prevede obblighi di rintracciabilità e di etichettatura di prodotti ben definiti.

Spesso succede che alcuni ingredienti ritenuti haram, come alcol, enzimi, grassi o gelatine, non siano chiaramente indicati e vengano celati sotto altra forma; stessa cosa può accadere per la provenienza della carne, che non può essere di maiale o di derivazione suina, e neppure provenire da animali leciti di per sé, ma macellati senza seguire il rituale islamico della macellazione.

Per tale motivo molte catene commerciali, soprattutto negli Stati Uniti, hanno inserito veri e propri loghi halal tra gli scaffali.

Anche in Europa catene come Carrefour, Coop, Tesco, e altre si stanno attrezzando. L’interesse non manca se si pensa che in Germania, Regno Unito e Francia il 36% dei consumatori di prodotti halal non è musulmano.

I numeri del mondo islamico sono di tutto rispetto: il 25% della popolazione mondiale, che si traduce in quasi 2 miliardi di individui, con 180 milioni di presenze in India, 25 milioni in Cina, e poco meno in Russia. L’Europa vanta, invece, quasi 50 milioni di presenze, con una buona presenza in Francia, Germania e UK, vicini ai 2 milioni i musulmani presenti in Italia.

Secondo gli ultimi dati disponibili, l‘halal food a livello mondiale  vale 700 miliardi di dollari, e di questi il 10% è generato in Europa, con un volume in Italia che si aggira sui 5 miliardi di dollari.

Luigi Santovito

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