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La cosmesi in chiave halal

Il settore dei cosmetici halal è in forte espansione, trainato dalla richiesta di importatori e dalla spendibilità del marchio come strumento di marketing. L’80% dei cosmetici destinati ai mercati musulmani viene prodotto in Europa, con Italia e Francia a contendersi il primato nella produzione.

I cosmetici più richiesti riguardano i prodotti per l’igiene personale e il make-up, seguiti dai prodotti per la cura dei capelli e quelli destinati alle spa.

La base di consumatori nel mondo è stimata in circa 1,8 miliardi di persone, distribuiti in 100 diversi Paesi con trend demografici per lo più positivi.

Il consumatore tipo è naturalmente di sesso femminile, di istruzione media e di classe sociale alta. Per avere una fotografia alquanto corretta dell’identikit, basta prendere come punto di riferimento il mercato cosmetico e farmaceutico degli Emirati Arabi, ritenuto il cuore pulsante dell’economia halal, dove si registra un mercato totalmente in linea coi precetti della Shariah con un transato superiore ai 150 miliardi di dollari l’anno.

L’Italia ha capito le potenzialità del business e, come testimoniano i dati diffusi dal centro studi di Unipro, l’associazione italiana che associa le imprese operanti nella cosmetica, aumentano i flussi di export verso i paesi del Medio Oriente.

Le aziende che intendono vendere fuori dai confini domestici e specializzarsi in questo ambito devono sapere bene cosa è ritenuto halal, e dotarsi di una certificazione che ne permetta la riconoscibilità. Molte aziende produttrici hanno eliminato la cosmetologia di origine animale andando, ad esempio, incontro a uno dei primi divieti, che riguarda il non utilizzo di derivati suini. Le creme e i trucchi anti/age pertanto non contengono derivati animali, mentre è più difficile venire incontro al divieto di utilizzare alcool etilico (molto utilizzato, ad esempio, per i tonici e nella produzione di prodotti struccanti, lozioni per i capelli e per altri prodotti viso/corpo), anche se, all’interno dei pareri delle diverse scuole giuridiche, esistono in merito posizioni più concilianti di altre. Altrettanto difficile è capire cosa fare dell’uso di glicerina e glicole propilenico, sostanze utilizzate nei prodotti idratanti. La ricerca nel campo della cosmetica è sempre all’avanguardia, e tra più di 10mila ingredienti a disposizione dell’industria, sarà  possibile sostituire alcune sostanze con altre.

Alcune aziende, che negli anni hanno investito molto sulla cosmesi halal, adesso sono molto riconosciute nel mondo musulmano. E’ il caso della Almaas halal cosmetics, della Annese cosmetic, della Yakin invest, della Zisha Seri Guna e della Clara international, in attesa di includere quanto prima una realtà italiana.

L’azienda più accreditata nel mondo musulmano rimane la britannica Saaf, fondatrice della prima linea halal in Europa. Oggi l’azienda esporta nel Medio Oriente con successo e, grazie alla qualità dei suoi prodotti, non stupisce che il 75% delle vendite sia fatto a clienti musulmani.

La certificazione halal è, pertanto, non solo sinonimo di rispetto delle regole e dei precetti coranici, ma anche di elevata qualità. Il consumatore musulmano, in caso di prodotto senza “bollino” dovrebbe astenersi dal consumo dello stesso. E’ naturale constatare che la cosmetica ha un ruolo fondamentale nel comportamento del praticante musulmano, nell’Islam è infatti vietato utilizzare prodotti haram sul proprio corpo, perché un musulmano deve essere pulito da ogni sostanza considerata impura prima di pregare.

Ci sono naturalmente varie interpretazioni su ciò che è lecito e illecito; infatti l’utilizzo di alcuni prodotti potenzialmente “illeciti” a volte dipende dalla scuola di diritto islamico a cui si fa riferimento.

Tema di grande attualità è, ad esempio, l’utilizzo di ingredienti provenienti da organismi geneticamente modificati (i cosiddetti Ogm), la cui liceità è vista da alcuni come sospetta.

Grande attenzione è dedicata anche alla filiera di produzione per quel che riguarda le procedure di igienizzazione e sanificazione. In questo ambito il riferimento sono le normative Haccp, pertanto per le aziende che volessero puntare al mercato musulmano si aprono due alternative: costituire una linea di prodotti ad hoc con linee di produzione dedicate, oppure produrre halal subito dopo la sanificazione degli impianti.

Il mercato vale un giro d’affari di miliardi di dollari, una base di consumatori in forte espansione e una forte propensione alla qualità, che costituisce la punta di diamante di tante aziende del settore, e punto di riferimento per la cura del corpo femminile.

Luigi Santovito

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