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La Fashion Week riparte a Cartagine

Ripartire è un po’ una sfida. Quando ci si perde, per poi ritrovarsi e prendere la rincorsa per andare più veloce e riprendere da dove si era interrotto. Si potrebbero chiamare ripartenze, ma in realtà non si è mai tornati. Mi sono passate per la mente queste parole, quando la scorsa settimana ho dato un’occhiata alla settimana della moda in Tunisia. Ultima settimana di Maggio, dal 25 al 28 del mese, l’Anfiteatro di Cartagine ha visto un susseguirsi di sfilate, talk, interviste e protagonista la creatività degli stilisti tunisini del ready to wear, ma anche con qualche accenno di haute couture.
E’ un obiettivo importante per la Chambre Syndicale de la Couture Tunisine aver avuto l’opportunità di metter in piedi l’ottava edizione, dopo un anno burrascoso, tra eventi negativi che hanno colpito lo scorso anno la Tunisia e il cuore della sua cultura. La volontà di guardare avanti e di non farsi scoraggiare ha portato in passerella 11 stilisti, con delle collezioni assolutamente non scontate.
Sostenere la creatività per avvicinarsi alla moda contemporanea, questo l’obiettivo che la Chambre de la Couture Tunisine sostiene, promuovendo e sostenendo le scuole di moda esistenti, come la Ecole de Esmode a Tunisi e Sousse e favorendone l’apertura di nuove. Non dimentichiamo che a questa fashion week partecipano designer che si sono formati all’estero, spesso tra Montreal, New York, Londra e Paris ma che non dimenticano di donare un po’ del loro talento alle loro radici.
Tema centrale di questa fashion week: “Chaabi Chic”, tradotto Cultura Chic.
Titolo quanto mai azzeccato. La cultura è sempre molto chic, ha sempre uno stile proprio, non passa mai di moda..anzi si potrebbe dire che la moda la fa.

Sulla passerella abiti dal gusto Medio-Orientale, con dei messaggi piuttosto forti che si alternano alla leggerezza dei tulle.
Caco Paris, stilista controverso dalle collezioni unisex, ha colpito per la sua moda militante, che esprime una sorta di paura/disagio; si fa veicolo di comunicazione, portando in passerella delle modelle dal volto coperto da tessuti e messaggi che auspicano ad una rivoluzione, ad una libertà, ad un cambiamento nel paese attraverso un mezzo comunicativo potente.
Non di meno Ludovic Winterstan con le sue modelle guerriere: tute di lattice, volto coperto da strass, ricami, il tutto avvolto da un nero imponente che stringe a sé le sue amazzoni.
Di notevole eleganza e con una collezione che rispecchia le esigenze delle donne locali, la collezione di Braim Klei, giovane e talentoso stilista specializzato nel prêt-à- porter e sportswear linea e minimalista. Una ispirazione anti-fashion e underground, in cui il colore nero, predominante nelle sue collezioni appunto minimal, questa volta ha dato spazio anche al bianco e al blu.
C’è una geometria visiva d’impatto, in cui gli abiti sono composti secondo una struttura, dove materiali diversi si alternano sul pattern dei tessuti. Tra questi, alcuni abiti che posso rientrare nella Modest fashion niche.
Non di meno la collezione haute couture di Mouna Ben Abraham, tunisina doc, che con la sua Atmospher collection ci regala caftani preziosi che si mescolano ad abiti da sera o per ricorrenze importanti, dove la modernità sposa la tradizione.

Dopo la stagione della Rivoluzione Jasmine, come ho sentito per la radio francese nei giorni scorsi” La jeunesse tunisine est belle et bien là” a riappropriarsi della forza di trovare la bellezza nel suo paese.
La voglia di rinascere e di combattere contro i fantasmi del passato. A volte le storie che ci circondano non sono molto lontane dal nostro quotidiano e ripartire è sempre una sfida, da accettare guardandola dritta negli occhi.

Gallery e content su Fashion Week Tunis Official Page

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