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La Struttura Finanziaria Ottimale e la Funzione Obiettivo di un’impresa Shariah-compliant

Elaborato di Latifa Irzan.

Lo sviluppo di questo lavoro nasce dall’interesse suscitato dalle caratteristiche di un tema ormai considerato molto classico nella finanza convenzionale e trascurato in quella islamica: l’identificazione della struttura finanziaria ottimale e la funzione obiettivo per un’impresa Sharya compliant. Negli ultimi anni, come ben noto per gli studiosi di corporate finance, le società hanno una gestione societaria sempre più orientata alla creazione e la massimizzazione di valore.

Gli studiosi della corporate finance, infatti, concordano sull’idea di creare valore nell’ottica di misurare e orientare le decisioni aziendali. Quando si parla di valore si fa riferimento alla massimizzazione del profitto (prezzo azionario per le imprese quotate e massimizzazione del valore complessivo per le non quotate). Il valore per le imprese non dovrebbe riguardare solo la situazione attuale e le risorse disponibili devono essere capaci di sopravvivere nel tempo ed evolvere con la politica aziendale. Si tratta di riuscire a rigenerare sempre ed in modo continuo queste risorse. Infatti nella finanza islamica Allah nel Corano afferma che “[…] E la terra, l’abbiamo distesa e vi abbiamo infisso le montagne e ogni cosa abbiamo fatto crescere con dovuta misura. Alimenti vi ponemmo, per voi e per tutti coloro che voi non nutrite affatto. Di ogni cosa abbiamo tesori, ma la facciamo scendere in quantità misurata1 ”. In conformità a questi versetti, la dottrina islamica è convinta che le risorse sulla terra siano limate, ma se gestite bene possono bastare a tutti. E’ ben noto, infatti, la lotta allo spreco e alla perdita di risorse. Non molto lontano da questo concetto tornano in mente la politica di IKEA a riguardo. Secondo Kamprad, lo spreco di risorse era da considerare un peccato mortale.

Un concetto chiave nella dottrina islamica è che Allah è il proprietario di tutte le ricchezze del mondo, e gli individui sono solo i suoi amministratori. Pertanto, gli esseri umani hanno bisogno per gestire le risorse in conformità ai comandi di Allah, che promuovono la giustizia e vietano determinate attività. Prima di comprendere meglio il modo di fare impresa nel sistema islamico occorre tenere in considerazione prima come la Shariah ha organizzato i ruoli ed i compiti dentro la società partendo dall’individuo, famiglia, impresa fino ad arrivare ai vertici di governo. A tale proposito, nel primo capitolo si è cercato di fare qualche accenno non molto approfondito a questo tema, dando più importanza alle fonti del diritto islamico e le origini della giurisprudenza islamica. Si è evidenziato come l’islam non si riduca al Corano e non è semplicemente una religione, bensì un diritto, un’etica, un’organizzazione della società. L’islam è una civiltà che abbraccia popoli diversi (arabi, berberi, turchi, persiani, africani, asiatici ecc) per lingua, etnia, cultura, ma “unificati” nel sogno dell’islam. Laddove c’è stata islamizzazione non necessariamente si è avuta l’arabizzazione di altri popoli che hanno conservato la loro specificità culturale di fondo e la loro lingua, nonostante la lingua araba, nella quale è rivelato il Corano, sia considerata lingua liturgica, intellettuale colta3 . secondo la giurisprudenza islamica l’islam è una concezione integrale della vita e del destino umano, secondo un codice di condotta che regola non solo le relazioni tra uomo ed il suo creatore, ma è anche il rapporto tra l’individuo e la natura ed infine tra gli individui stessi secondo la legge divina. Dopo la caduta del comunismo il sistema bancario islamico sembra essere l’unico sistema diverso dal capitalismo; questa sua diversità ha portato molti studiosi della corporate finance a fare numerosi ricerche in questo campo. Negli ultimi anni le imprese Shariah-compliant, stanno evolvendo per dare risposte accettate dal punto di vista islamico, che possono essere diverse da quelle elaborate dall’occidente, mantenendo cosi i propri valori e propria cultura. Questo perché la religione islamica fin dall’inizio ha avuto una visione dello stato, della società e dell’economia molto diversa da quella europea ed americana.Un concetto chiave nella dottrina islamica è che Allah è il proprietario di tutte le ricchezze del mondo, e gli individui sono solo i suoi amministratori. Pertanto, gli esseri umani hanno bisogno per gestire le risorse in conformità ai comandi di Allah, che promuovono la giustizia e vietano determinate attività. Prima di comprendere meglio il modo di fare impresa nel sistema islamico occorre tenere in considerazione prima come la Shariah ha organizzato i ruoli ed i compiti dentro la società partendo dall’individuo, famiglia, impresa fino ad arrivare ai vertici di governo. A tale proposito, nel primo capitolo si è cercato di fare qualche accenno non molto approfondito a questo tema, dando più importanza alle fonti del diritto islamico e le origini della giurisprudenza islamica. Si è evidenziato come l’islam non si riduca al Corano e non è semplicemente una religione, bensì un diritto, un’etica, un’organizzazione della società.

L’islam è una civiltà che abbraccia popoli diversi (arabi, berberi, turchi, persiani, africani, asiatici ecc) per lingua, etnia, cultura, ma “unificati” nel sogno dell’islam. Laddove c’è stata islamizzazione non necessariamente si è avuta l’arabizzazione di altri popoli che hanno conservato la loro specificità culturale di fondo e la loro lingua, nonostante la lingua araba, nella quale è rivelato il Corano, sia considerata lingua liturgica, intellettuale colta3 . secondo la giurisprudenza islamica l’islam è una concezione integrale della vita e del destino umano, secondo un codice di condotta che regola non solo le relazioni tra uomo ed il suo creatore, ma è anche il rapporto tra l’individuo e la natura ed infine tra gli individui stessi secondo la legge divina. Dopo la caduta del comunismo il sistema bancario islamico sembra essere l’unico sistema diverso dal capitalismo; questa sua diversità ha portato molti studiosi della corporate finance a fare numerosi ricerche in questo campo. Negli ultimi anni le imprese Shariah-compliant, stanno evolvendo per dare risposte accettate dal punto di vista islamico, che possono essere diverse da quelle elaborate dall’occidente, mantenendo cosi i propri valori e propria cultura. Questo perché la religione islamica fin dall’inizio ha avuto una visione dello stato, della società e dell’economia molto diversa da quella europea ed americana. Il secondo capitolo tratta il tema delle cooperative sociali e la loro compatibilità con il sistema finanziario islamico facendo particolare leva sul fondo Zakat che non è altro che una via di mezzo tra fondi caritativi e fondi socialmente responsabili. Una società Shariah-compliant non è altro che una cooperativa sociale con scopo di lucro nei limiti della Shariah. Il terzo capitolo invece, si dedica al tema dell’usura e l’importanza di avere un tasso di interesse di riferimento nei mercati finanziari. Oltre al tema della Riba si fa accenno ad alcuni strumenti che si utilizzano quando si è nel momento di decidere l’investimento da intraprendere come il criterio del VAN. Stando nel tema del valore monetario nel tempo si affronta il modello IS_LM di Keynes. Il quarto capitolo, tratta il tema del rischio facendo riferimento alla corporate finance e, in generale alle tipologie di rischio nella finanza islamica ed i metodi di valutazione. In questo capitolo si rivela un altro rischio legato esclusivamente alla finanza islamica, esso riguarda il rischio della non conformità ai principi della Shariah. Esso è un rischio molto pericoloso in senso lato, in quanto potrebbe danneggiare la reputazione di alcuni imprese dichiarate dal mercato come Shariah-compliant. Nel quinto capitolo affronta il tema dell’investimento analizzando, in particolare modo, la scelta di investimento e gli strumenti finanziari adottati dalle imprese per scegliere quale investimento intraprendere (NPV, IP, TIR, Payback Period ecc);poi , la scelta del finanziamento da utilizzare per finanziare i propri investimenti concentrandomi sulla struttura finanziaria ottimale e cioè la combinazione perfetta tra equity e debt. Infine, la tesi tradizionale, la proposizione di Modigliani e Miller, l’irrilevanza della struttura finanziaria nel modello CAPM, la teoria del trade-off, la teoria dei segnali, la teoria dell’ordine e della scelta ed infine il modello della leva finanziaria. Nel sesto capitolo si dedica all’analisi dei costi delle fonti di finanziamento islamici come la Moudaraba, Mousharaka, Mourabaha, Ijara ecc. Il settimo capitolo si sofferma sul tema della struttura finanziaria ottimale e la funzione obiettivo dell’impresa Shariah-compliant, analizzando il fatto che la massimizzazione del profitto non può essere in nessun modo funzione obiettivo della corporate finance islamica in quanto non è compatibile con i principi della finanza islamica stessa. Nell’ottavo capitolo è destinato al tema della corporate governance facendo un confronto diretto sia con le cooperative che con le convenzionali studiando il tema della performance per un’impresa Shariah-compliant ed un impresa a mutualità prevalente. Al termine il capitolo si conclude con il tema della Social Responsibility ed il caso di IBM come azienda molto consolidata nel contesto sociale ma ben lontana dal tema della cooperazione e finanza islamica.

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