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La Zakat, o l’8-5 per mille islamico

Nel periodo in cui milioni di contribuenti italiani sono impegnati nella compilazione della dichiarazione dei redditi, e quindi anche nella scelta sulla destinazione  dell’8 e del 5 per mille (molto conteso tra le organizzazioni del Terzo settore), si pone di consueto la questione su cosa pensino i 2 milioni di musulmani presenti in Italia che, oltre a versare le tasse, sono sottoposti al versamento della Zakat, ossia la “tassa spirituale” imposta nella religione musulmana, che tanto assomiglia, nella destinazione d’uso, alle scelte di donazione che tanti cittadini si apprestano a compiere. Molti praticanti musulmani sono titolari di attività commerciali, e pertanto equiparati a tutti gli altri contribuenti per quel che riguarda le tasse e i termini di presentazione dei redditi. Gli stessi, pertanto, si possono trovare nella situazione di dover compiere la scelta della destinazione dell’8 e del 5 per mille e, a distanza di pochi giorni, effettuare un versamento analogo calcolando la propria quota di zakat, da destinare alle persone bisognose o ai centri di raccolta istituiti a tal proposito.

La parola “zakat” significa “purezza”, e rappresenta la decima annuale che tutti i musulmani che ne hanno i mezzi devono compiere per purificare la loro ricchezza. Ogni musulmano adulto, sano e in possesso del nisab (ossia il minimo di ricchezza accumulato nel corso dell’anno perché la zakat diventi obbligatoria) deve donare una piccola percentuale della propria ricchezza in beneficienza.

Rientrano nel nisab alcuni dei beni che producono ricchezza o derivano da attività produttive, suddivisi in beni agricoli, capi di bestiame, e ricchezze di altra natura (oro, argento, valore delle merci in vendita, et cetera), ognuno calcolato secondo dei criteri ben precisi, e fissati dalla Shari’ah.

La maggior parte dei musulmani versa questa decima annuale durante il Ramadan, il periodo di digiuno che rappresenta il quarto dei cinque pilastri dell’islam, e dura circa un mese. E’ un periodo di preghiera, dedicato non solo al digiuno, ma anche alla generosità, al perfezionamento dei tratti morali e alla cura dei bisognosi, che nel 2015 coinciderà con il periodo compreso tra la seconda metà di giugno e la prima metà di luglio.

I destinatari della zakat sono i musulmani poveri, i bisognosi, i neofiti, i prigionieri di guerra musulmani che necessitano del pagamento di un riscatto, i musulmani con debiti, gli impiegati musulmani nominati per la raccolta della zakat, i musulmani al servizio della causa di Dio, e i viaggiatori musulmani che si trovano in terra straniera e che necessitano di aiuto.

La zakat può essere erogata direttamente alle persone bisognose conosciute, oppure a organismi che se ne occupano, solitamente moschee o centri religiosi.

Anche in Italia alcune organizzazioni si occupano della raccolta, e alcuni siti internet mettono addirittura a disposizione un calcolatore on line per fissare il contributo dovuto. Rimane in piedi la questione del non riconoscibilità da parte dello Stato italiano della comunità musulmana, e di conseguenza il flusso di denaro della zakat non gode delle agevolazioni fiscali che il nostro ordinamento prevede per le donazioni. Così facendo, si rischia di disperdere una somma cospicua, che potrebbe alimentare il serbatoio di denaro da cui le varie organizzazioni attive sul territorio attingono anche per far fronte al sostentamento degli immigrati che, spesso, provengono da paesi di fede musulmana affacciati sul Mediterraneo, e che attraversano con difficoltà i primi periodi di inserimento nella vita sociale ed economica di un paese diverso per usi, costumi e religione.

Santovito Luigi

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