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L’hub made in Italy per il futuro halal

La richiesta di prodotti halal è in continua crescita in Italia e nel mondo, e riguarda tipologie di prodotti sempre più diversificate. Il settore trainante è quello alimentare, ma le richieste interessano sempre più anche il settore finanziario, quello turistico, e della cura della persona (cosmesi, farmacologia, abbigliamento).

I numeri dei potenziali consumatori sono da capogiro, considerando i 41 milioni di musulmani che vivono solo in Europa, 2 milioni dei quali risiedono in Italia. Il mercato halal a livello mondiale vale 650 miliardi di euro, e circa 1/10 di questo giro d’affari interessa l’Eurozona, con una buona fetta (5 miliardi di euro) riguardante il nostro Paese.

La forte presenza musulmana, alimentata soprattutto dai flussi migratori degli ultimi decenni, ha sicuramente cambiato il volto delle nostre città metropolitane, e ciò ha comportato la nascita di nuovi bisogni, come quello dei prodotti halal. A tale riguardo, il potenziale nel Vecchio Continente si aggira oggi intorno ai 70 miliardi di dollari, stima sancita durante la tappa europea del World Halal.

Il nostro Paese si trova in una posizione geografica ottimale per diventare hub di riferimento per l’import/export di prodotti halal. Vanta una tradizione nell’agroalimentare che, arricchita della certificazione halal, potrebbe conoscere nuovi mercati e attrarre nuovi capitali.

Il limite oggi è rappresentato soprattutto dal vincolo posto in fase di esportazione: nei paesi islamici esistono, infatti, delle stringenti norme doganali, che accettano solo prodotti certificati da enti riconosciuti. Inoltre, mentre in Francia, Gran Bretagna e Usa il Food & Beverage halal è arrivato alla grande distribuzione organizzata, nel nostro Paese si registrano solo isolate iniziative da parte di piccoli imprenditori, che non hanno la forza contrattuale della GDO.

Il potenziale è sotto gli occhi di tutti: un’idea per trasformarlo in una realtà concreta potrebbe essere quella di iniziare a sperimentare la produzione, e quindi la distribuzione, partendo dal settore del catering delle scuole, delle mense universitarie, dei trasporti, e dell’industria dei distributori automatici, per poi esordire nella grande distribuzione organizzata, con tutti i benefici che questo comporterebbe se si creasse una vera e propria rete di sostegno.

Qualcosa, tuttavia, si muove già. È di questi giorni la notizia della firma di un protocollo d’intesa siglato tra Halal International Authority, Sviluppo Marche, e Piattaforma Logistica delle Marche, per fare della regione italiana una sorta di “halal free trade zone”, e creare i presupposti perché entro un anno sia in funzione un hub logistico d’importanza europea, che vedrà transitare dalle Marche tutte le merci che dall’Europa sono dirette in Oriente, e viceversa. Dalle Marche dovranno transitare tutte quelle merci (dall’abbigliamento ai mobili agli alimentari) che, per essere ritenuti halal, necessitano di una filiera garantita, che in questo caso troverebbe nell’hub logistico il garante del processo.

Il potenziale dell’operazione è importante, se si pensa che l’85% del fabbisogno totale della popolazione musulmana mondiale, sparsa in 57 paesi, proviene dai paesi occidentali, e che l’Italia, grazie alla sua posizione nel Mediterraneo, ne è il ponte naturale.

Luigi Santovito

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