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La sartorialità italiana di una seconda generazione: Hind Lafram

La storia che voglio raccontare oggi è tutta italiana. Sono state settimane intense, viaggi
macchinosi e tanta stanchezza addosso. Tuttavia nonostante le poche ore di sonno, la voglia di mettersi a scrivere e a raccontare una nuova storia, ha l’effetto di un dolce risveglio.

Da qualche settimana è il periodo di Ramadan e tra un“Ramadan Mubarak” augurato ad amici e colleghi, mi viene in mente di raccontare il percorso di una giovane stilista, marocchina di seconda generazione e residente in Italia, intervistata qualche tempo fa.
Lei si chiama Hind Lafram , vive e lavora a Torino, dove si è diplomata all’Istituto tecnico di moda e da qualche tempo a questa parte ha dato vita ad progetto imprenditoriale , anticipando sui tempi qualche nome già ben conosciuto del fashion system. Hind è una giovane stilista, già passata sulle righe di Huffington Post per le sue creazioni dedicate alle ragazze muslim e non, che come lei nel mercato attuale, tra retailer e grandi brand, non riescono a trovare abiti che per stile/ materiali/ tagli e lunghezze, possano rispecchiare i loro gusti. Un percorso il suo, che nasce dalla passione per la sartorialità, i pizzi e le fantasie, la ricerca di tecniche differenti, passando dal ready to wear ad un livello high-end.
Andiamo a conoscerla e a curiosare un po’ sul suo percorso.

Quali sono i tuoi progetti ? Qual è l’esigenza delle tue coetanee muslims, seconda generazione, in ambito abbigliamento/ accessori?
“Il mio progetto futuro è creare un Brand al 100% Made in Italy rivolto alle donne muslim ma che includa tutte le donne del mondo. Quindi non si parla solo di manifattura italiana, ma si parla anche della materia prima italiana, dei materiali e accessori, delle tecnologie e innovazioni tutti italiani. Ho cominciato con la mia pagina Facebook dove molte ragazze mi contattano anche per chiedermi dei semplici consigli su cosa mettere, cosa abbinare, come mettere l’ Hijab ecc. Il primo motivo per cui l’ho creata è stata la volontà di condividere con le mie coetanee i miei lavori e i miei gusti. Quindi parliamo di una “produzione”, molto ristretta e limitata.
Le mie coetanee Muslim vogliono, come me, vestire il più possibile islamicamente corretto ma abiti di qualità, Made in Italy e anche firmati. E quindi perché anche i grandi brand non si rivolgono a loro? Ultimamente di grande sorpresa sta succedendo! Da Dolce e Gabbana a H&M! E in futuro ne vedremo tanti altri!”

Se domani dovessi presentare con una sfilata la tua collezione, che tipo di donna porteresti in passerella? Con quale messaggio?
“Se dovessi presentare una collezione con una sfilata di certo la farei con donne Muslim e non! È indifferente l’appartenenza e nel mio lavoro -la mia passione- vorrei includere più persone possibili piuttosto che escluderne qualcuna!
Materiali, tessuti, colori e texture variano da una stagione all’altra, da una tematica all’altra. Quindi non avrei preferenze precise.

E quando avevamo parlato delle Mipsters italiane?“Probabilmente non è un trend che da queste parti si è fatto ancora strada.”

Cosa ne pensi delle piattaforme e-commerce come Modanisa o Hijab.com, riferimento per il mercato online del Modest fashion?
“Non mi sono mai trovata così alle strette nella ricerca di abbigliamento da dovermi rivolgere o ricercare vestiti in siti prettamente muslim. Mi sto abituando agli acquisti online ma nel mio guardaroba prediligo abiti o camice lunghe Made In Italy, rispetto ad acquisti fatti su siti specializzati in quel segmento.”

Infine una domanda curiosa: cosa vorresti vedere in un magazine online di modest fashion che parla in italiano?
” Mi piacerebbe vedere contenuti di vario genere, dalla bellezza allo sport ma non vorrei che fosse marchiato come blog o magazine indirizzato solo alle donne muslim.
Deve essere utile e dare consigli a tutte le donne, rispettando le differenti appartenenze culturali. Rimango sempre dell’idea che non bisogna escludere le non muslim ma che bisognerebbe includerle in tutto. Questo è importante e fondamentale per un futuro fatto di persone, ma soprattutto donne, variegate che sappiano convivere con le loro diversità.
Trovo che tutte le donne siano bellissime, con una propria ricchezza e che ognuna abbia qualcosa da dare e insegnare all’altra, perciò perché dividerle? Perché categorizzarle? Unendo persone diverse e prendendo il meglio di ognuna di loro si può solo dare beneficio e arricchire la società.”

Possiamo dire che in un modo come quello della moda, tra etichette e marchi, per una volta di brand ce ne deve essere uno solo: la bellezza che accomuna e unisce tutte le donne nel mondo.

Photo credits Hind Lafram collection

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