Fashion

Intervista a Lucia Russo, pioniera del modest Made in Italy

Classe 1987, Lucia Russo, in contemporanea con le sue esperienze negli uffici stile di Aquilano.Rimondi, Alexander McQueen e Maliparmi, inizia la carriera diplomandosi a pieni voti presso Istituto Marangoni, The Milano School of Fashion, e vincendo i fashion contests internazionali Roberto Cavalli 40th Anniversay, Max Mara Is looking For Young Designers e Next Generation powered by Camera Nazionale Della Moda Italiana. Grazie al riconoscimento del suo lavoro da parte del fashion system, nel 2014 crea il concetto di Techno-Tailoring e LüciāRüx²ōUrbānCōütürė, presentando le sue collezioni durante Milano Fashion Week, Alta Roma, Pitti Immagine, diventando Made in Italy Flag per le piattaforme Mercedes-Benz di Amsterdam, Warsaw e Mexico City e aprendo il concept al Modestwear durante il GIES 2015 ed Heya-Arabian Fashion Exhibition (Doha,Qatar).

Leggo che utilizzi stampe digitali, dando vita a collezioni eco-sostenibili. Che tipo di materiale o di tessuto è stato utilizzato per la realizzazione della collezione Heya SS 16?

La collezione spring/summer 2016 rappresenta l’evoluzione del connubio tra stile e ricerca&sviluppo che la label LüciāRüx²ōUrbānCōütürė® ha iniziato con la stagione FW14.15 che ha debuttato al Vodafone Fashion Lab di Mercedes Benz Amsterdam Fashion Week a Gennaio 2014. Dall’ottobre 2013 la collezione viene realizzata con tecniche di stampa a basso consumo energetico e un risparmio d’acqua del 40%, dati che incidono sulla riduzione dell’inquinamento CO2 e delle falde acquifere, componendo capi reversibili e capi tradizionali. Tra 2014 e 2015, insieme all’evoluzione creativa, è stato possibile adottare tale tecnica di stampa su tessuti composti da mix di fibre riciclate e naturali e a proteggerne il Know-How. Il risultato di Lighten Tropical Algorythm (il nome della collezione) SS16 è stato creare una capsule che rappresentasse un guardaroba stampato completamente reversibile utilizzando varie combinazioni di tessuti, passando dal gabarden al punto stoffa (jersey doppio), dalle trame jacquard al denim con l’obbiettivo di concretizzarne la sostenibilità.

Quale paese, città o contesto socio ambientale ti ha portata a realizzare una collezione modest&islamic?

Il mercato western per i giovani marchi, che hanno un approccio tradizionale, è attualmente saturo ed è stato importante una label come #LRurbancouture guardare al di fuori del mercato western e osservare come il mercato modest fashion richiedesse e richieda silhouettes e lunghezze ad hoc che siano glamour e rispettino l’integrità. Il mercato western ha vissuto l’interesse dei Buyers dell’area M.E.N.A. che richiedevano il connubio di uno stile all’ultimo grido e che nello stesso tempo ne rispecchiasse i principi religiosi. Ciò ha rappresentato un’apertura di mercato molto significativa, rivolta a un fetta che richiede tradizione sartoriale,qualità e disponibilità di investimento. Emirati Arabi, Qatar e Malaysia sono stati i primi ad interessarsi al concetto innovativo di techno-tailoring che #LRurbancouture porta avanti dal 2013 ed è stato altrettanto ispirante coniugare questo stile all’aspetto metropolitano e futuristico delle grandi capitali M.E.N.A. and A.S.E.A.N. Tali aree han visto positivamente l’evoluzione stilistica, comunicativa e di sviluppo del brand nella sfera western e hanno richiesto un’apertura MODEST di design: è stato per me stimolante in primo luogo dal punto di vista culturale e poi dal punto di vista creativo perchè c’è la possibilità di modulare nuove silhouttes, gusto di stampa e di comunicazione.

Che tipo di donna veste LüciāRüx²ōUrbānCōütürė® ?

Dal 2014 ho sposato un mood urban dall’ascendente pop, disegnando linee pulite e minimali che convivono con il massimalismo delle stampe che caratterizzano fortemente la linea. La cliente di riferimento inizialmente rispecchiava una donna tra i 25 e 45 anni con un potere di acquisto High and premium, ma poi ho compreso l’opportunità di creare una collezione globale che accontentasse sia un target young sia un target experienced arrivando alla stagione SS16 vestendo una testimonial over60, sviluppando un concetto forever young. Nello stesso tempo a maggio 2015 è arrivata la selezione del Global Islamic Economy Summit e del Turin Islamic Economy Forum come fashion start-up innovativa, dandomi l’opportunità di aprire le categorie merceologiche al mercato Modest, rivolgendomi AL MOMENTO un target young. La collezione contiene stampe di carattere che si sposano perfettamente con capi in color block nero, tonalità che simboleggia integrità nel mercato modest e un best seller nel mercato western. Ho dato forza a lunghezze coprenti, ma nello stesso tempo femminili dal gusto vivace seguendo il trend DIGITAL LIBERTY, con la possibilità di aprire in capi in più varianti colore/stampa e materiali. I punti di forza sono il caban anni 50 reversibile che ogni stagione viene studiato in materiali differenti con varietà di textile design, il pantalone dal gusto 70’s che in camminata danno movimento alle stampe che contengono in se’ varietà di tonalità ed illusioni ottiche, il topwear/abiti medium/over size arricchito da balze e volumi femminili, la selezione di tessuti confort ed activewear per assere accomodanti per qualsiasi donna, i ricami matelasse’ in micro dots indiani e le passamaneriè macramè nere che rendono tridimensionali le fantasie cromatiche. Sono elementi rivolti a una donna cosmopolita e self confident, rivolti a compratori B2B e B2C che apprezzano sia stile sia ricerca in ambito tessile,che sarà l’evoluzione del mercato dell’abbigliamento del futuro non solo nell’activewear ma anche nel sartoriale.

Hai mai provato a far indossare i tuoi abiti modest ad alcune donne musulmane e non, farle passeggiare per grandi città come Milano o Roma?

Attualmente non è stato possibile creare questo tipo di comunicazione. La collezione SS16 è stata il trampolino di lancio verso la femminilità modest e ha rappresentato un messaggio che è stato recepito positivamente sia dalla stampa M.E.N.A. e A.S.E.A.N. sia dai Modest Fashion Councils. E’ sicuramente un’operazione di comunicazione che mi piacerebbe vivere creando un networking con brand ambassadors che amino e interpretino lo stile delle clienti #LRurbancouture.

I color degli abiti della collezione Heya testimoniano che il modest non è solo incentrato sulle tonalità del nero. Dopo la tua esperienza a Doha qual è second te l’esigenza attuale per le muslims fashion consumers? 

Doha e la Modest Fashion round table vissuta con GIES e Thomson Reuters mi hanno trasmesso l’opportunità di rivolgermi a un target young che sposasse il nero con un gusto soft pop. E’ stato strategico studiare delle stampe senza sfumature ma con colori e fantasie netti che contenessero il nero per creare dei look con capi color block. Ogni stampa della collezione contiene punte di bianco e di nero, specialmente nelle stagioni S/S, per essere complementari a due colori (il bianco ed il nero) che sono dei best sellers per tutti i mercati. L’abaya è un must have del guardaroba modest che oggi viene arricchito da ricami tono su tono e da ricami in contrasto che si sposino sempre con il nero. A mio avviso l’abaya non è solo un best seller del mercato modest, ma è soprattutto un capo che rappresenta tradizione e fascino, per questo motivo io, come creativa, penserei sempre una soluzione stampata e color block contenente di base il nero, al fine di non slegarlo dalla sua storia. L’hijab invece ha più flessibilità sulla stampa, ma questo deve accompagnare non solo l’integrità e il gusto di chi lo indossa, ma anche i colori del viso e gli accessori come occhiali dalle macro lenti di chi lo indossa. Sono dell’idea che il nero debba comunque rimanere come chiave dalla cartella colori di una collezione modest sia dal punto di vista cromatico, in quanto è completare a quasi tutti i colori, sia dal punto di vista della tradizione del muslim customer. C’è poi un lungo capitolo da aprire sulle cartelle colori che richiamano i colori della terra e delle tonalità naturali: esse non sono sempre in accordo con il nero e danno la possibilità al cliente di creare un armadio dalle tonalità meno massimaliste e rilassanti.

Le collezioni sono create in Italia o avete uno studio anche nell’area Middle-east dedicato al Modest?

La collezione è completamente creata in Italia sia per il background, che ho creato grazia alle Aziende che mi hanno formato, sia per lo stile sartoriale che vorrei che la collezione abbia. Sarebbe per me un sogno e un’opportunità un giorno poter avere uno spazio di rappresentanza nei paesi M.E.N.A. e questo sarà anche un importante investimento nell’espansione e nella protezione del know how. Oggi il made in Italy rappresenta una fornitura di alta qualità e spesso i clienti esteri ne fanno richiesta esclusiva. E’ un elemento che vorrei sempre portare come me sia come designer indipendente sia come designer a supporto di un’azienda italiana od estera, in quanto rappresenta un meccanismo ben oliato all’interno della mia creatività e rappresentante la mia storia.

A Doha la collezione modest ha avuto un ottimo riscontro. Invece, in Italia come hanno reagito le giovani musulmane di seconda generazione?

Devo dire che da quando la collezione è nata, essa ha avuto sempre un riscontro globale, ma devo ammettere che i riscontri internazionali sono sempre stati i più sorprendenti. L’Italia è un paese di tradizione sartoriale e inizia a sposare nuove idee con un approccio graduale. Il mercato Modest è diventato cool in Italia grazie collezioni come Abaya di Dolce&Gabbana e il networking tra le Istituzioni della Moda Italiana e Dubai e la fusione societaria di Valentino e gli investitori Qatarini. In Italia ci sono attualmente pochi canali di stampa, comunicazione e selling che si rivolgono in maniera ampia al modest target locale, optando di focalizzarsi su Marchi molto noti per una strategia di marketing. Attualmente la collezione è in questa fase di inserimento graduale nel mercato modest italiano: deve essere ancora assorbita e metabolizzata e come per ogni stagione a fine collezione sarà possibile leggerne i risultati.

Quali dei designer già presenti nel Modest fashion industry sono stati fonte di ispirazione per te?

Provo grande ammirazione per Bouguessa come concept brand estero e assolutamente ho trovato moderne le soluzioni proposte da Zara(che rappresenta una potenza globale). Valentino è stata la maison che per prima in Italia ha iniziato a rivolgersi esplicitamente al mercato Modest ed è noto nel mercato del lusso la presenza dalla Couture di Armani, Elie Saab, Roberto Cavalli, Donna Karan e l’evoluzione di Dolce&Gabbana che ha creato una Label apposita alla sfera Modest. Devo dire che l’ispirazione maggiore è giunta dal contatto diretto con il target e dall’ammirazione di muse di stile come la Sheikha Mozah, il pubblico di Heya-Arabian Fashion Exhibition e l’esperienza del GIES.

Negli istituti italiani di moda è stato affrontato un approccio a questo tipo di moda?

Gli Istituti Italiani attualmente preparano risorse per le richieste del mercato del lavoro della moda e concentrano il loro impegno sulle richieste delle Aziende con cui collaborano. Ho vissuto l’esperienza come docente all’interno del Team di Istituto Marangoni e agli studenti viene data un panoramica culturale molto ampia con la possibilità di documentarsi su server del settore come WGSN che ha dedicato una sessione Halal Beauty. Fashion schools come Istituto Marangoni ed altre di pari target e importanza contano uffici di orientamento e rappresentanza in ogni angolo del modo per coloro che sognano di intraprendere la carriera nel fashion system e devo ammettere che sono in particolare gli studenti a forte contatto con la cultura dei Paesi M.E.N.A. ed A.S.E.N. che rappresentano nei loro progetti connotazioni modest. Leggendo la stampa estera, come Elle Oriental sotto la direzione di Desiree Sadek, nonchè Board Member del M.E.N.A.Couture Council, ci sono istituti specializzati in modest fashion a Parigi e Londra. Oggi le necessità di questo tipo di mercato e delle merceologie modest vengono affrontate nella didattica italiana con seminari e documentazioni sul mercato.

Durante l’ultima settimana della moda a Londra, il British Council ha presentato l’International Showcase, portando in scena gli abiti di Dian Pelangi e le designer modest dell’Indonesia, Parigi e Milano potrebbero essere pronte a fare lo stesso?

Parigi come testimoniano Elle Oriental ed Elle Arabia è già attiva in questo capo ospitando nel suo calendario numerose Labels che convivono col Modest fashion da tempo come Valentino. Attualemente le Istituzioni italiane stanno percorrendo varie strade in merito: Comune di Torino, città Olimpica, sta rafforzando il networking con Islamic Fashion Design Council; AltaRoma collabora con il M.E.N.A. Couture Council che conta al suo interno designers che propongono collezioni modest, Pitti Immagine insieme ad AltaRoma ha aperto una sezione scouting per gli African designers, Vogue Italia insieme a Camera moda e le Istituzioni della Moda Italiana, sopra citate, contribuiscono a creare un ponte tra Dubai e Milano e tra designers/labels provenienti dal M.E.N.A. e dall’Italia. Non vi è ancora un’esplicita sessione dedicata al Modest, ma credo che sia una scelta dettata dal focus del mercato(che attualmente in Italia è basato sulla sartorialità). Come hanno dimostrato il GIES, la mia esperienza in Qatar, la stessa capsule di Dolce&Gabbana, la curiosità non manca assolutamente per la creazione di fashion week globali come quella di Londra.

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