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Moroccan inspirations

Questa settimana mi sono passate tra le mani le parole Marocco, Tunisia e Maghreb un bel po’ di volte. Mi piacciono molto i paesi Mediterranei, mi danno quella sensazione di vento caldo di scirocco tra i capelli, che ogni tanto diviene assente nella routine. Quando certe parole iniziano a farsi un po’ troppo presenti nei fogli scritti, forse vogliono comunicarci qualcosa, ci vogliono attirare in qualche trappola o molto più semplicemente ci attirano nella scoperta.

Schermata-2016-05-04-alle-21.33.15Regione nord del Marocco,un paesino sulle colline più addentrate di Tangeri, un improbabile souk. Ad accompagnarmi in questo viaggio una amica e tante curiosità. Ci addentriamo in questo mercato colorato, un grandissimo bazar dove è difficile capire cosa venda una bancarella invece dell’altra. Al posto di una camicia o un caftano potrei comprare un sacchetto di spezie. Una bancarella e una miriade di babouche colorate dietro il bancone, dove un cortese signore ci invita a dare un’ occhiata e a provarne qualcuna. La babouche è la tipica calzatura della tradizione marocchina, scarpa sia maschile sia femminile. Per gli uomini, la tradizione vede la babouche di color bianco o giallo da indossare durante le cerimonie, sotto le jillaba bianche o in altri colori per tutti i giorni. Le donne del Maghreb che vedo camminare attorno a me, solitamente abbinano il colore delle loro babouche all’hijab che indossano e vista la temperatura che si fa sempre più estiva, è il momento di indossare la versione in rafia.
La babouche marocaine diventa una delle calzature di questa primavera/estate ormai iniziata, già promossa da brand piuttosto noti come Celine,che già nella collezione Croisière presenta delle babouche con cinturine e fibbie, ad esempio abbinate ad un pantalone a vita alta in denim o ad un maxi coat , molto stilemodest. Dolce & Gabbana invece propone una babouche stile Aladino da Le mille e una notte , impreziosito da pietrine e con una punta sottile con le bordature dorate, abbinata a lunghe camicie, in un contesto di paesaggio Italiano della Sicilia d’altri tempi, non molto differente dall’ambiente marocchino in cui mi trovo.

Tra le mille babouche ci perdiamo anche tra sciarpe, veli e tessuti, alcuni in canapa, altri cotone lavorato e pashmina. Mi lascio incantare a provare i diversi accostamenti, a testare un nuovo look e a vedere l’effetto che fa. Provo così un turbante e direi che il risultato mi lascia piacevolmente sorpresa. Provo a indossare qualcosa di nuovo, di diverso e a mettermi nelle babouche che ogni tanto continuo a osservare.Resto incantata da come le donne che di fianco a me cercano i loro veli, siano accurate nel sentirne il tessuto, la consistenza e chiedano anche informazioni sulla lavorazione.
Così rimango lì, cercando di richiedere una traduzione simultanea alla mia compagna di viaggio, mentre seduta su un pouf basso davanti a una tazza di tè alla menta, giocherello con la punta della mia babouche color dattero di Tangeri.
Già i datteri..luogo giusto per farne scorta, tra questi mille alberi di dattero!

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