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Oriental Fashion Show, Paris

Si avvia la chiusura della settimana della haute couture parigina e ci apprestiamo ad attendere le imminenti collezioni donna nelle prossime settimane, partendo dalla glaciale New York. Ma non volendo affrettare i tempi tra i défilés dei pizzi ricamati di Elie Saab, i fiori esotici intarsiati di perle di George Hobeika , la femminilità velata sugli occhi riprodotta da Rami Al Ali, possiamo gustarci un po’ di poesia grazie al Oriental Fashion show. Due volte l’anno durante l’alta moda parisienne trovano luogo, per un giorno, le preziosità e i fasti delle creazioni del mondo nord africano e medio orientale. L’idea di uno spazio dedicato alla haute couture orientale nasce dai primi anni duemila, grazie alla sensibilità di Hind Jourad, pioniera di questa tipologia di evento che ha identificato la necessità di restituire all’arte orientale il suo fascino, nella più sublime espressione artistica, la creatività, ridandole quella nobilità che le condizioni esterne spesso vogliono strapparle. Ammirare le collezioni di artisti provenienti dal mondo così per semplicità definito Orientale, mi riporta a ripensare alle fiabe principesche, alle odalische impreziosite da pietre e gemme, che come questa esibizione si lasciano ammirare da pochi. Per una volta possiamo legittimamente lasciare il pret a porter a un café e lasciarci condurre in un palazzo bizantino indossando una creazione del libanese Firas Abu Hamadan, dove i lunghi abiti dai rami gemmati avvolgono il corpo nel suo Branche d’amour o i caftani gioiello del Marocco di Lamia Lakhsassi , mentre il collo e i lobi si fanno abbracciare dai preziosi smeraldi della sua vicina Taj Joillerie. E come in tutte le fiabe, il finale più bramato è che queste si possano rileggere più volte in futuro, magari in altri luoghi e arricchite con nuovi interessanti protagonisti.

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