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Street style manteau a Tehran

In giovane età avevo già ben chiaro come il mio portamento e i miei abbinamenti dovessero essere in fatto di abbigliamento. Nonostante mia madre tentasse di preparami i vestiti sul letto al mattino, con una nonchalance che solo un giovincella di sei anni può avere, rifiutavo il banchetto servito, aprivo il mio cassetto e sceglievo io cosa indossare. Scelta è una parola che uso con molta cautela, perché la scelta implica degli effetti, delle conseguenze e chiunque ad un certo punto decida di metterla in atto, si deve fare carico dei risultati che questa porterà. Scegliere di parlare di un argomento, scegliere da che parte schierarsi, scegliere la rappresentazione di sé stessi. Adoro conoscere le storie di persone intraprendenti e determinate, che decidono di scegliere quale voce dare alla società in cui vivono.

Così oggi vado ad esplorare a Tehran le creazioni dei colori vivaci, in un contesto in continua evoluzione.
Alcuni capi di abbigliamento nel corso del tempo si stanno reinventando, diventano espressione di un cambiamento sociale, senza fuorviare le loro origini. Come il mantello, o meglio detto manteau in Iran, visto in passato come una imposizione o obbligazione estranea al corpo di chi lo indossa, per poi subire una trasformazione, soprattutto nei colori e nei motivi e diventare simbolo di uno stile legato alla cultura del luogo, in un’epoca diversa. Nagmeh Kiumarsi è la designer portavoce di questa metamorfosi, che nel suo atelier Mecca lavora i tessuti della tradizione iraniana, unita ai poemi Persiani. La sua collezione pone l’accento sui mantelli e sciarpe, da indossare nel modo più incline ai propri gusti, dove sono riportate decorazioni calligrafiche tratte da poemi della tradizione e delle cultura Persiana. I colori accessi, i ricami e le fantasie che creano modelli e capi dalla narrazione sempre originale e mai scontata, danno vita ad un modo di essere , dà voce a qualcosa visto come repressivo, di opprimente, ma che in realtà diventa un nuovo mezzo di espressione, una voce nuova. I disegni, i motivi che vengono scolpiti su queste maxi giacche sono un motivo ricorrente anche per un’altra designer della capitale iraniana, Anousheh Assefi e il suo brand Anar Design, che con i suoi inserti gialli nei manteau di un nero laccato, riproduce le geometrie da mille e una notte. Linee semplici e definite, che trovano interesse non solo nel pubblico locale ma anche oltreoceano, per coloro che preferiscono un outfit chiaro, semplice senza rinunciare alla bellezza dei colori, che possono ricoprire da capo a piedi.
Ma andando avanti troviamo anche Farnaz Abdoli, creatrice di Pooshema The Tehran Times, dove un giovane ventisettenne, Araz Fazaeli, dopo la laurea è ritornato nella sua madrepatria per dare vita ad un progetto che racconti come nel suo paese la moda possa essere espressione della personalità e della cultura di ogni individuo.

Tessuti che raccontano, uno storytelling dipinto sugli abiti che narra di una trasformazione, sociale, stilistica. Riprendere la propria cultura e darle una modernità, senza snaturarla dalla sua originale bellezza.

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