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Takaful: le mutue assicurazioni islamiche

Le compagnie di takaful sono considerate l’equivalente islamico delle società assicurative tradizionali. Il loro obiettivo principale è quello di alleviare le sofferenze delle persone e garantire loro sicurezza materiale, oltre che una forma di assistenza per le persone colpite da incidenti o disgrazie il cui rischio era plausibile o temuto.

La parola takaful deriva dalla parola araba kafala, che significa “garanzia”, e si riferisce all’idea in base alla quale un gruppo di persone condivide un rischio attraverso il versamento di un contributo finanziario basato su donazioni (tabarru’). Queste donazioni serviranno a compensare la persona del gruppo alla quale capiterà di essere colpita da una disgrazia, basandosi in questo su un noto hadith, trasmesso da Muslim, in cui il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) afferma che, per chiunque rimuova una difficoltà mondana ad un credente, Dio verrà in suo aiuto in vita e nel Giorno del Giudizio.

Perciò, contrariamente alle assicurazioni convenzionali, il takaful non contiene alcun elemento proibito dalla legge islamica, in particolar modo i tre elementi che rendono le assicurazioni tradizionali proibite: il gharar (incertezza), il maisir (scommessa, azzardo), che viene a mancare dal momento che la natura del takaful è composta di donazioni, e infine la riba (usura), dal momento che i soldi donati non vengono investiti in strumenti finanziari basati sull’applicazione dei tassi di interesse.

Poiché i contratti di takaful contengono elementi di mutua assistenza, dal punto di vista della legge islamica essi sono inoltre vincolanti sia per l’operatore (che gestisce il fondo) sia per il partecipante (che gode della copertura a fronte del versamento di donazioni).

Molto probabilmente le transazioni basate su forme primitive di takaful erano praticate già prima dell’avvento dell’Islam, e con l’avvento dell’Islam, esse furono accolte e incoraggiate dal Corano e dalla Sunnah del Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) e dai suoi compagni. Nell’Arabia pre-islamica, il concetto di al-‘aqila era infatti una pratica comune tra i capi-tribù; in caso di un omicidio compiuto da uno dei loro membri, le tribù legate da un rapporto di consanguineità si aiutavano economicamente l’un l’altra per pagare un riscatto in beni materiali, che veniva dato alla famiglia della vittima in cambio della sua rinuncia a vendicarsi. Il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) confermò la legittimità di questa pratica, che divenne così parte integrante della Sunnah e soggetto di regolamentazione da parte dalla Shariah, nella quale vennero introdotti i concetti di al-Daman (compensazione), e al-Diyya (guidrigildo, o “riscatto del sangue”).

Una forma di takaful viene individuata dagli studiosi anche nella sura 12 del Corano, in cui viene riferito che il profeta Yusuf (pace su di lui) interpretò un sogno del faraone d’Egitto come ordine divino ad immagazzinare il surplus di grano di una determinata annata, per poi ridistribuirlo durante una carestia che sarebbe avvenuta negli anni successivi, e della quale il sogno del faraone era una premonizione.

Alla luce di tali esempi, la civiltà islamica diede così inizio alla pratica del takaful, che ebbe un ruolo importantissimo nello sviluppo dell’economia delle civiltà musulmane, specialmente per quel che riguarda i traffici commerciali carovanieri e marittimi. Una disamina dell’evoluzione storica del takaful esula però dagli scopi di questo breve articolo introduttivo, e per essa rimandiamo a futuri articoli del nostro sito.

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