Finanza

Assicurazioni Takaful: esistono già in Italia?

– di Paolo Macina –

Come noto, con la parola takaful si individuano quei gruppi di persone che si associano per condividere un rischio attraverso il versamento di un contributo finanziario (tabarru’, che in italiano è l’equivalente della quota associativa).

Il fondo di garanzia che si viene a costituire con le quote accumulate negli anni interviene, in forma di mutuo supporto, quando uno degli aderenti ha effettivamente bisogno di una somma per coprire particolari esigenze (sanitarie, infortunistiche o relative alla propria abitazione). Tali fondi rispettano i principi della finanza islamica perché evitano il gharar (incertezza), il maisir (scommessa, azzardo) e infine la riba (usura). I risparmi vengono infatti utilizzati per specifici motivi ed erogati a persone note in quanto aderenti al fondo stesso.

Numerose sono le occasioni per valutare lo sviluppo di questi strumenti. Dal 2006 si tiene annualmente a Londra un summit sull’argomento: quest’anno l’evento si è tenuto il 23 e 24 febbraio presso la Jumeirah Carlton Tower, nel quartiere di Knightsbridge, e ha visto come moderatore in diversi dibattiti il dottor Alberto Brugnoni di ASSAIF Milano. Ad aprile si è invece tenuta la conferenza annua mondiale sui Takaful a Dubai che ha registrato gli interventi dei più famosi analisti assicurativi mondiali. Tutti i consessi sono concordi nell’affermare che il settore è nato da poco ma si sta sviluppando vigorosamente.

Diverse sono infatti le compagnie assicurative che nell’ultimo decennio sono sorte operando sulla base di questi presupposti. Tra le più note troviamo le qatarine General Takaful, che dal 2008 mette a disposizione dei suoi associati le tradizionali coperture contro gli incendi, polizze viaggi, assicurazioni per l’auto, e l’Alkhaleej Takaful Group, nata nel 1978, che copre l’intera filiera industriale dell’estrazione petrolifera (progetti di costruzione e sviluppo, rischi estrattivi, piattaforme petrolifere, fino ai rischi ambientali); tra i paesi in cui le assicurazioni takaful sono più sviluppate c’è la Malesia, dove il settore nacque nel 1982 e la banca Centrale ha emesso nel 2012 il Takaful Operational Framework (1) che regola gli operatori che agiscono in questo mercato; ed il Pakistan, dove dal 2006 opera tra le altre la Takaful Pakistan Limited che si spinge a coprire anche un settore complesso come quello dei trasporti marini industriali. Anche in zone di conflitto aperto come Egitto (Egyptian Life Takaful Company), Palestina (Al-Takaful Palestinian Insurance Company) e Sudan (The United Insurance Co.) sono presenti, forse a maggior ragione, enti che cercano di garantire ai loro associati le principali coperture assicurative.

Le mutue coperture assicurative sono state molto in voga anche in Italia, quando il mondo industriale occidentale iniziava a svilupparsi ma lo stato non si faceva ancora carico di garantire, tramite il suo welfare, le previdenze pensionistiche, sanitarie e assistenziali introdotte nel secondo dopoguerra. Le Società di Mutuo Soccorso (SOMS) nacquero nella seconda metà del XIX secolo per garantire ai lavoratori delle fabbriche i primi apparati di copertura assicurativa: con le quote versate da ciascun socio e con contributi di benestanti offrivano assistenza medica, aiuti in denaro in caso di incidente lavorativo e per l’acquisto di medicinali o altri casi di bisogno. Nello stesso tempo si occupavano anche di cooperare al bene intellettuale e materiale dei soci attraverso corsi di istruzione scolastica e di formazione professionale non tralasciando l’aspetto ricreativo con manifestazioni sociali. I punti su cui si fondavano le SOMS erano la mutualità, la solidarietà fra i lavoratori, l’autogestione dei fondi sociali e, infine, la questione della moralità. Era infatti frequente trovare negli Statuti norme che vietavano l’elargizione di sussidi nell’ipotesi in cui le malattie erano causate dall’abuso di vini e liquori, o che vietano ai soci di praticare taluni giochi come il lotto o il gioco d’azzardo.

La mutua si basava sul principio della comunione dei rischi possibili (malattia, invalidità, infortunio, disoccupazione) o futuri (vecchiaia, morte). Gli oneri inerenti agli eventuali bisogni dei singoli venivano ripartiti fra tutti gli associati e il diritto alle prestazioni sorgeva automaticamente quando ne ricorressero e se ne accertassero le condizioni. Agli affiliati era chiesto il regolare versamento di una quota del salario in rapporto alla prestazione garantita. L’obbligo di un contributo fisso era una condizione non semplice da rispettare, data l’esiguità dei salari, ma che educava alla parsimonia (2).

Tra il 1860 e il 1880 le SOMS conobbero il periodo di massimo sviluppo: nel 1894 erano più di 6700 con 900 mila soci e nel solo Piemonte prima dell’unificazione raggiunsero il numero di 115; alcuni italiani emigrati fondarono SOMS in Francia, Inghilterra, Germania, Stati Uniti, Canada, Brasile ed Argentina. In quel periodo nacquero anche le prime SOMS di provenienza cattolica (la Compagnia di San Giovanni Battista di Genova fu fondata da due sacerdoti con l’approvazione dell’Arcivescovo). Poi vennero bandite dal fascismo che ne vedeva un pericoloso avversario politico. Negli anni ’50 tornarono ad operare e ad espandersi, anche se l’avvento delle coperture statali ridusse il loro ambito di intervento (per esempio rivolgendosi ai lavoratori autonomi o garantendo coperture integrative al Servizio Sanitario Nazionale).

Nel 2014 alla Associazione Nazionale Sanità Integrativa aderiscono 1.140 SOMS di cui però solo 509 attive con un volume d’affari di circa 500 milioni di euro. La Società nazionale di mutuo soccorso Cesare Pozzo, nata nel 1877, con i suoi oltre 168 mila soci è oggi la più grande tra le associazioni italiane che operano nel campo della mutualità integrativa sanitaria. Comprendendo anche i familiari dei soci il sodalizio assiste complessivamente oltre 250 mila persone in tutta Italia. Nella provincia di Torino, città dal glorioso passato industriale, esistono ancora alcune SOMS dalla storia ormai centenaria cui se ne affiancano altre di recente costituzione: Solidea è nata nel 2011 e conta 800 soci mentre l’ultima nata è del 2014. A Pinerolo, dove nel 1848 nacque la prima SOMS, opera dal 1996 la Società Mutua Pinerolese che per le sue necessità finanziarie si appoggia a Banca Popolare Etica.

Le SOMS sono quindi quanto di più simile si possa immaginare alle assicurazioni takaful nel mondo occidentale, e si discostano dall’operato delle tradizionali Mutue Assicurative, di cui sono comunque state le capostipiti. Le Mutue infatti in Italia, nate per applicare i principi mutualistici, pur prevedendo una ripartizione degli utili tra i soci, operano esattamente come le altre compagnie assicurative: non prevedono compartecipazione ai rischi, vendono prodotti tradizionali al pubblico indistinto (e non ai soli aderenti) e investono le loro riserve sul mercato in modo da massimizzare il profitto di tali impieghi.

In alcuni casi le SOMS sono ancora più rigorose delle assicurazioni takaful: per esempio non prevedono riassicurazione perché così ritengono di interpretare meglio lo spirito del Mutuo Soccorso che vuole la ripartizione del rischio fra i soli soci che, tramite i canali di partecipazione democratica, possono proporre eventuali modifiche ai regolamenti per adattarli alle necessità del corpo sociale, liberi da ogni condizionamento. Forse il futuro vedrà nascere una SOMS shariah compliant?

(1) www2.deloitte.com/content/dam/Deloitte/xe/Documents/financial-services/fsi_insurance_takaful_2014.pdf

(2) https://deamicistorino.wordpress.com/la-soms/

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